Maria, l’armatura di Dio

– Maria, l’armatura di Dio –
(di Francesco Gastone Silletta)

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Nella parenesi conclusiva della sua missiva ai Cristiani di Efeso, l’Apostolo elabora una teologia del combattimento spirituale volta ad edificare la coscienza cristiana di coloro che come lui, ambasciatore del Vangelo (Ef 6,20), aspirano ad una corona incorruttibile di salvezza (1Cor 9,25). Nel contesto di questa stessa parenesi, tuttavia, Paolo esprime ancora una volta il carattere duale della propria esposizione, costituita cioè da un contenuto formale esplicito e da una sostanziale esposizione implicita di riferimento.
Il carattere formale di quanto l’Apostolo asserisce è esperibile mediante una duplice latitudine di osservazione. Da una parte, infatti, viene presentato l’oggetto proprio del suo intento narrativo, cioè l’armatura (πανοπλία) di Dio che i credenti sono esortati ad indossare, la quale viene appunto formalmente citata in Ef 6,13:
“Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove”.
Dall’altra parte, invece, viene presentata un’approfondita serie di esplicazioni della natura di questa stessa πανοπλία, ossia gli elementi propri che la caratterizzano: la cintura, la corazza, i calzari, lo scudo, l’elmo, la spada.
Ora, alcuni studiosi si fermano a questa latitudine formale dell’esposizione paolina, inoltrandosi così nello studio delle citazioni che l’Apostolo stesso, con particolare acume di conoscenza, trae dall’economia veterotestamentaria. Su queste basi formali, si giunge così a concludere come il concetto stesso di “πανοπλία” venga estratto dalla tradizione veterotestamentaria quale ingrediente metaforico allusivo utile all’intento teologico paolino, volto ad oggettivizzare, mediante delle immagini concrete, ciò che l’Apostolo invoca per gli Efesini come protezione della propria incolumità spirituale. Se in se stesso questo apparato formale dell’esposizione di Paolo potrebbe sembrare già sufficientemente lineare e coerente, in realtà esso sembra nascondere, con una certa evidenza, un contenuto implicito parametrico. L’Apostolo, cioè, dietro le citazioni che egli stesso coordina elegantemente, nasconde un’istanza sostanziale di rivelazione. Ci pare allora opportuno ricorrere in prima istanza al testo paolino relativo a quanto stiamo dicendo, ossia Ef 6,11-12: “Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace”. Come sottolineano molti esegeti, questa pericope paolina raccoglie diversi riferimenti veterotestamentari, nei quali è parimenti menzionata l’armatura di Dio e la natura degli oggetti che la compongono. Nel libro di Isaia, per esempio, in riferimento al germoglio della stirpe di Iesse, si dice: “Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà (LXX: la verità)” (Is 11,5), oppure, in riferimento all’armatura del “Retributore di Jahvé” (Is 59,18), lo stesso profeta scrive: “Egli si è rivestito di giustizia come di una corazza, e sul suo capo ha posto l’elmo della salvezza. Ha indossato le vesti della vendetta, si è avvolto di zelo come di un manto”, utilizzando invece l’immagine della calzatura ai piedi quale metafora dello zelo per l’annuncio in Is 52,7: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunci che annuncia la pace, messaggero di bene che annuncia la salvezza, che dice a Sion: “Regna il tuo Dio”.

Shield of God

Lo stesso profeta Isaia, inoltre, esprime una caratteristica di questa “πανοπλία” divina laddove di lui asserisce quanto segue:
“Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra” (Is 49,2),
offrendo un’ulteriore indicazione della forza annunciatrice della sua bocca laddove dice:
“Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion; alza la voce con forza, tu che rechi liete notizie in Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annunzia alla città di Giuda: “Ecco il vostro Dio!” (Is 40.9).
Si può ben comprendere, dunque, il valore notevole che l’ampia citazione paolina all’interno della pericope sopraccitata possieda dal punto di vista della sua continuità storico-salvifica, evocando la tematica dell’armatura di Dio, ben nota all’economia antica, quale immagine calzante il significato attuale della propria dissertazione, ossia la presa di possesso di una difesa spirituale da parte degli Efesini.
A nostro avviso, tuttavia, rimarrebbe comunque debole questa profonda parenesi paolina, così succintamente decorata di citazioni veterotestamentarie, qualora non venisse inteso ciò che nell’ordine della sostanza costituisce il suo parametro implicito espositivo. Paolo, cioè, utilizza l’ampia citazione da noi appena commentata quale causa occasionale di rivelazione, mirando invece ad una causa reale la cui evidenza è presente solo a livello di fondamento intrinseco. Per comprendere allora la vera natura della causa reale della parenesi paolina, dobbiamo ancora una volta analizzare ciò che lo stesso Apostolo, come in altri esempi sopra analizzati, butta avanti in termini di premesse motivazionali, in questo caso ciò che dice in Ef 6,12:
“La nostra battaglia, infatti, non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti”.
Come si vede, l’Apostolo precisa la natura dell’oppositore rispetto al quale è necessario intraprendere il combattimento spirituale e, soltanto dopo lo svelamento di questa particolare natura,
allora cita formalmente l’armatura di Dio quale strumento di difesa con l’elencazione metaforica della sue singole componenti (Ef 6,13-17). Dietro questa citazione, però, giace un profondo contenuto parametrico. Infatti, se l’armatura di Dio, descritta nella citazione paolina, consistesse soltanto nell’oggettistica menzionata, ossia dal punto di vista materiale della sua natura, applicata al contesto neotestamentario del cristianesimo essa riguarderebbe solamente una difesa esteriore, dunque inutile rispetto alla natura spirituale dell’avversario: “Molti sono quelli che portano il segno esteriore del cristiano, come gli antichi farisei portavano le filatterie alla fronte e al polso” [M. Valtorta, Lezioni sull’epistola di S. Paolo Apostolo ai Romani, CEV, Isola del Liri (Fr) 2012, p. 186].
L’Apostolo Paolo, invece, ben sa che “la vita cristiana è Amore […], ma l’Amore è spirituale movimento […] quindi non può essere gustato e posseduto da coloro che la carne domina” (Ivi). Per questa ragione, accanto alla sua citazione materiale, l’Apostolo elenca gli elementi spirituali dell’armatura di Dio, ossia: la verità, la giustizia, lo zelo, la fede, la salvezza, la Parola di Dio. Tutti elementi che tuttavia richiedono di andare al di là della loro pura citazione formale, poiché trattasi di immagini e non di persone. Occorre cioè indicare ciò che a livello personale costituisce la vera armatura di Dio, poiché appunto di per se stessa esprime sommamente tutte queste immagini di difesa. Noi riteniamo che nella coscienza di Paolo, “che pure fu rapito al terzo cielo e udì parole arcane, ma non per questo fu risparmiato dagli assalti di un angelo di Satana (2Cor 12,1-10)” (Ivi, p. 97)), costei è unicamente Maria, la Madre di Gesù.
Deduciamo questo proprio da quella premessa così fondamentale posta dall’Apostolo, nella quale menziona esplicitamente, ed è un particolare troppo sottovalutato dagli studiosi, il Diavolo quale concreto avversario nella battaglia spirituale. L’idea stessa di un combattimento, infatti, è orfana della natura primigenia dei progenitori, ai quali “sarebbe stato dolce e senza sforzo il pervenire al Regno di Dio, mentre ora occorre usare violenza per conseguire il Regno dei cieli (Mt 11,12). Violenza santa contro ogni violenza maligna” (Ivi, p. 192).
L’Apostolo, allora, allude nel fondamento del proprio pensiero proprio alla principale arma di difesa che, per la sua vicinanza con Dio, allo stesso modo in cui l’Antica Arca ne proteggeva lo splendore dentro se stessa, permette di “restare in piedi dopo aver superato tutte le prove” (Rm 6,13), ossia Maria, la Madre.
Solo Maria, infatti, a nostro avviso può considerarsi l’armatura di Dio, prefigurata nell’Antica Economia (Arca dell’Alleanza) e prefigurata pure, implicitamente, nella parenesi paolina ai cristiani di Efeso. Le sei caratteristiche dell’armatura divina, infatti, che andando oltre la metafora Paolo rende esplicite nella sua citazione di Ef 6,13-17, sono i contenuti formali dell’amore perfetto di Maria, unica e singolare armatura della Verità incarnata e del Verbo Redentore.

Fonte: La Casa di Miriam Torino (Studi Biblici)

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