L’uomo come grande problema (magna quaestio) – S. Giovanni Paolo II rilegge S. Agostino

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“L’uomo appare, per chi sia pensoso di sé e della storia, un grande problema, come dice Agostino, una «magna quaestio». Troppi sono gli enigmi che lo circondano: l’enigma della morte, della divisione profonda che soffre in se stesso, dello squilibrio insanabile tra ciò che è e ciò che desidera; enigmi che si riducono a quello fondamentale, che consiste nella sua grandezza e nella sua incomparabile miseria. Su questi enigmi, dei quali ha parlato a lungo il concilio Vaticano II quando si è proposto di illustrare «il mistero dell’uomo», Agostino si è gettato con passione e vi ha esercitato tutto l’acume della sua intelligenza non solo per scoprirne la realtà, che è spesso molto triste – se è vero che nessuno è tanto sociale per natura quanto l’uomo, è vero e, aggiunge l’autore della «Città di Dio» edotto dalla storia, che

«nessuno quanto l’uomo è tanto antisociale per vizio» – ma anche e soprattutto per cercarne e proporne la soluzione. Ora in quanto alla soluzione non ne trova che una, quella che gli era apparsa alla vigilia della sua conversione: Cristo, redentore dell’uomo. Su questa soluzione ho inteso il bisogno di richiamare anch’io l’attenzione dei figli della Chiesa e di tutti gli uomini di buona volontà nella mia prima enciclica, appunto la «Redemptor Hominis», lieto di raccogliere nella mia voce la voce di tutta la tradizione cristiana. Entrando in questa problematica il pensiero di Agostino, pur restando fondamentalmente filosofico, si fa più teologico, e il binomio Cristo e la Chiesa, che aveva prima negato e poi riconosciuto negli anni della giovinezza, incomincia a illustrare quello più generale di Dio e dell’uomo. […]”

** (S. Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Augustinum Hipponensem, 28 agosto 1986, n. 2)

 

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