J. Ratzinger sul modo di comprendere lo Spirito Santo

J. Ratzinger sul modo di comprendere lo Spirito Santo:

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“[…] Non è possibile scorgere lo Spirito allontanandosi dal Figlio, ma soltanto immergendosi in lui. Giovanni lo ha reso con un’immagine eloquente nel suo racconto della prima apparizione del Risorto agli undici: lo Spirito è il respiro del Figlio. Lo si riceve quando ci si avvicina al Figlio tanto da sentire il suo respiro, tanto da permettere a Gesù di alitare su di noi (Gv 20,19-23). […]”

“[…] Lo Spirito Santo non parla a partire da ciò che è suo, ma dal «ciò che è mio» di Gesù. Lo si riconosce nella fedeltà alla Parola già proferita. Qui Giovanni ha costruito una dottrina dello Spirito in stretto parallelismo con la cristologia. Anche Cristo, infatti, è caratterizzato dal fatto che può dire: «La mia dottrina non è mia» (7,16). Questo suo auto-disinteresse, questo suo stare-non-per-se stesso costituisce anche la sua autentica legittimazione di fronte al mondo. Viceversa, l’Anticristo può essere allora conosciuto per il fatto che parla in nome proprio. […]”

Lo stesso vale per lo Spirito Santo: si dimostra Spirito trinitario, Spirito del Dio uno e tripersonale, proprio perché non compare come un Io separato e separabile, ma scompare nel Figlio e nel Padre.

(J. Ratzinger, Il Dio di Gesù Cristo, Ed. Queriniana, 4. ed. Brescia 2011, passim)

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