Esegesi e approccio critico alla Scrittura dagli anni ’70

Credere senza vedere: la pittura religiosa di Paolo Veronese | Amici dei  Musei di Verona

Esegesi e approccio critico alla Scrittura dagli anni ’70 (qui estratto dall’articolo di A. FANULI: “Due recenti ‘introduzioni’ critiche sulla composizione del Pentateuco. Un primo bilancio su un’ipotesi gloriosa”, in Rivista Biblica, Anno XLIX, n. 2., pp. 211-225)

“[…] Negli anni ’70 si vive di contestazione. Non deve far meraviglia se si contestano i “mostri” sacri degli studi biblici. È così che tesi come “il Dio dei Padri” (di A. Alt), quella della penetrazione progressiva di seminomadi in Canaan (sempre di Alt); la tesi dell’anfizionia delle dodici tribù che formeranno il popolo di Israele una volta in Canaan (M. Noth), quella del piccolo credo storico (di Von Rad) sono messe in crisi. L’attacco maggiore è riservato però all’ipotesi documentaria. L’Elohista, da sempre in pericolo, è ridotto a pochi frammenti dei quali è difficile stabilire l’inizio nell’attuale testo del Pentateuco. Lo Jahvista è quello che è preso più di mira in questi decenni: Rendtorff lo elimina del tutto, lo stesso vale per E. Blum, suo discepolo e successore ad Heidelberg: altri testi, che ancora potremmo chiamare “Jahvisti”, come per esempio Gen 1-11, sono considerati posteriori al Deuteronomista e da situare in epoca esilica o, forse meglio, post-esilica. Altri autori (ad es. P. Weimar, E. Zenger e J. Vermeylen) pensano ad uno Jahvista primitivo molto ridotto che verrebbe completato in varie epoche: non mancano infine i sostenitori dell’ipotesi documentaria classica. A questo punto, lo Ska si pone la domanda: “Che cosa rimane dello Jahvista?”. Certamente non è un documento unitario di epoca antica e che abbracci un racconto da Gen 2 e vada avanti fino a Nm 24. Si può ammettere l’esistenza di cicli narrativi riguardanti fatti o personaggi importanti ma indipendenti tra loro. Lo Jahvista potrebbe essere non più un autore, ma un’operazione redazionale. Di quale epoca: preesilica, esilica o post-esilica? È questa una questione che rimane ancora aperta […]”

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