“La croce portata da S. Teresina” – dal libro: “Attirami, noi correremo. Quando la santità è donna”

St. Therese on Suffering - Reflections on St. Therese | Society of the  Little Flower - US

“La croce portata da S. Teresina” – dal libro: “Attirami, noi correremo. Quando la santità è donna” – di Francesco G. Silletta – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam – Un estratto:

 

“[…] Negli anni tra il 1895 e il 1897, fino alla morte, Thérèse porta tutto il peso gravoso della sua croce. In riferimento a questa esperienza così cruda, in qualche modo comunicata “in tempo reale” attraverso i suoi manoscritti quasi fino al momento del trapasso, Thérèse non risparmia in nessuna forma di sottolineare, da una parte, la propria “sorpresa” rispetto alla reale cruenza di quella attuale sofferenza, dall’altro la propria disposizione totale al combattimento ed alla sopportazione: “Gesù mi ha fatto sentire che esistono davvero anime senza fede, le quali per l’abuso delle grazie hanno per­duto questo tesoro immenso, sorgente delle sole gioie pure e vere. Ha permesso che l’anima mia fosse invasa dalle tenebre più fitte, e che il pensiero del Cielo, dolcissimo per me, non fosse più se non lotta e tormento … Questa prova non doveva durare per qualche giorno, non per qualche settimana: termi­nerà soltanto all’ora segnata da Dio misericordioso, e … quest’ora non è ancora venuta. Vorrei esprimere ciò che penso, ma, ahimè, credo che sia impossibile” (Manoscritto C, 276).

Non molto tempo prima che iniziasse questa lunga “ora del dolore” nella vita di Thérèse e che, come detto, l’accompagnerà sino alla morte, la stessa Thérèse aveva fatto un’offerta di se stessa quale vittima di olocausto all’amore misericordioso di Dio. Alla luce di quell’offerta di sé, l’intera economia del dolore che seguirà, e che tuttavia, come abbiamo anticipato, in non poche situazioni la sorprenderà rispetto alla sua reale entità (“Sapeste che cosa avvie­ne! Quanto poco basterebbe per perdere la pazienza … Non lo avrei mai creduto!”), ebbene, tale economia del dolore verrà da lei intesa come un segno di grazia, una mistica visita del suo Sposo. Questa consapevolezza, messa a dura prova dall’entità della sofferenza, è stata l’autorità di conforto in ordine all’accettazione senza riserve dell’andamento situazionale della propria esistenza, come lei stessa affermerà più volte: “Che cos’è scrivere belle cose sul­la sofferenza? Nulla, nulla! Bisogna esserci per poter sapere!” (Epilogo). La sua aspirazione del resto non ha mai riguardato unicamente l’esistenza terrena. Il suo sconfinamento apostolico l’ha sempre indotta, infatti, a voler perpetrare anche da “lassù” la stessa attualità di strumento di purificazione per i peccatori e i malati, sino a poter finalmente godere delle beatitudini celesti unicamente all’ingresso in Cielo dell’ultimo destinato: “Sento che sto per entrare nel riposo […].”

(Francesco G. Silletta – “Attirami, noi correremo. Quando la santità è donna” – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam – Piazza del Monastero 3 – Torino – Tel. 3405892741)