Un brano dell’esegeta Ignace de la Potterie

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Un brano dell’esegeta Ignace de la Potterie*: Maria nel mistero dell’alleanza, tit. or. “Het Mariamysterie in het Nieuwe Testament (1985), tr. it. di F. Tosolini, 1988, Marietti, Genova

“La devozione a Maria e la teologia su Maria devono essere considerate nel loro rapporto con il mistero di Cristo e della Chiesa.

[…] In questo c’è un elemento di equilibrio sia per la teologia che per la devozione mariana. Prima del Concilio, la venerazione a Maria era, in effetti, troppo isolata dall’insieme della fede cristiana. Maria si trovava, per così dire, “a fianco” del Cristo. Non era sempre evidente che Maria ha significato unicamente in funzione del mistero del Cristo.

“[…] Sempre di più gli esegeti si sono rivolti verso questa figura veterotestamentaria della Figlia di Sion per l’interpretazione dei testi su Maria, soprattutto nei vangeli di Luca e di Giovanni.

L’idea fondamentale di tutta la Bibbia è che Dio vuole stabilire un’alleanza con gli uomini. Dall’inizio alla fine, dai primi profeti fino all’Apocalisse, questa alleanza è descritta attraverso l’immagine del matrimonio. In quanto unione tra l’uomo e la donna, il matrimonio serve da simbolo fondamentale dell’alleanza: Dio è lo sposo e Israele la sposa.

Secondo la formula classica dell’alleanza, Dio dice a Israele: “Sarete il mio popolo, e io sarò il vostro Dio” (Ez 36,28). Questa formula esprime l’appartenenza reciproca del popolo a Dio e di Dio al suo popolo. Gli israeliti possono dunque dire a buon diritto: “Egli è il nostro Dio e noi il suo popolo”.

[…] Con tutta probabilità, i canti che sono riuniti negli otto capitoli del Cantico dei Cantici erano in origine delle canzoni d’amore che celebravano l’amore di un giovane e di una giovane in Israele. La tradizione giudaica ha riconosciuto in esse un simbolo della relazione di amore tra Jahvè e il suo popolo. Molto presto anche la tradizione cristiana ha ripreso questo canto per celebrare la relazione tra il Cristo e la sua Chiesa. Fino all’Apocalisse troviamo dei riferimenti, se non al testo del Cantico, almeno al tema dell’alleanza e al simbolo delle nozze.

Ma c’è anche una interpretazione mariana del Cantico dei Cantici, soprattutto a partire dal Medioevo.

Von Balthasar ha sviluppato questo tema con una grande acutezza e con una penetrazione eccezionale. Egli ha saputo misurare con precisione e profondità ineguagliate il significato della donna nell’opera della salvezza. Egli scrive: “La differenza indistruttibile tra il Cristo e la Chiesa, prefigurata ma non ancora realizzata nella differenza tra Jahvè ed Israele, getta una luce decisiva sulla vera reciprocità tra l’uomo e la donna”

L’idea fondamentale di Von Balthasar è che il piano originale del disegno della salvezza concepito da Dio era quello di una coppia simbolica. Con questa immagine davanti a lui, Dio creò l’uomo e la donna, affinché essi rappresentassero e preparassero, nella loro relazione reciproca, la coppia finale e archetipica del Cristo e della Chiesa. Questa relazione d’alleanza tra Dio e l’uomo rivela, inoltre, il senso profondo del matrimonio.

Nella simbologia della Figlia di Sion sono stati rappresentati i tre aspetti principali del mistero del popolo di Israele, che diventerà il mistero di Maria. Essa è in primo luogo la Sposa di Jahvè, e attraverso questo diviene anche la Madre del popolo di Dio (Madre Sion); ma essa è ugualmente la Virgo Sion, la Vergine Israele, aspetto certo più sconcertante e meno accentuato, che però mantiene anche esso la sua importanza in relazione all’alleanza.

[…]”

* (Ignace de la Potterie*: Maria nel mistero dell’alleanza, tit. or. “Het Mariamysterie in het Nieuwe Testament – 1985, tr. it. di F. Tosolini, 1988, Marietti, Genova, pp. 18-20).

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