Giacinta di Fatima

Giacinta di Fatima

Apparizione Angelo

Dal libro “Giacinta”,

Coll. Fiori di Fatima, Pia Società Figlie di San Paolo, Alba-Roma 1940, pp. 18-147.150-153

“Quanto è necessario al giorno d’oggi lavorare per la salvezza delle anime dei nostri fratelli! Invece spesso non si incontra che incomprensione, pigrizia, mancanza di volontà. L’esempio e la figura di quell’apostola che fu Giacinta Marto, conforti e animi quelli che già lavorano nell’apostolato, e sia di sprone a molte anime addormentate. L’amore di Dio ha questo di singolare: quanto più è intenso, tanto più desidera comunicarsi alle anime; tutto il desiderio dell’amore è di vedere l’Amore sempre più amato da tutte le creature. E di amore si consumano i Santi: san Francesco d’Assisi, pieno il cuore di ardore e di pena, corre per i boschi esclamando: “L’Amore non è amato, l’Amore non è amato!”.

Basilica Fatima

La vita di Giacinta è un crescente immergersi in Dio, che ama intensamente, e per la cui gloria si sacrifica. Tentiamo in questo capitolo di rilevare l’opera della divina grazia nella piccola Veggente e la generosa cooperazione della sua volontà, dando un riassunto di ciò che fu la sua azione e il suo apostolato dopo la trasformazione operatasi in lei in seguito alle Apparizioni. Soltanto chi ha avuto passione per il ballo può comprendere quanto sia sacrificio astenersene ad un tratto: noi sappiamo per testimonianza di Lucia che i balli finirono tra gli altri pastori e le bambine della loro età, perché essi, i piccoli amici, avevano risoluto di lasciare quel divertimento; Giacinta che era fra i tre quella che ballava di più e meglio degli altri, può essere additata come modello ed esempio ai duemila giovani e alle giovanette che nella sua Diocesi – la Diocesi di Leiria – fanno solenne promessa di non ballare per lottare efficacemente contro i perniciosi effetti della danza.

Casa U.

A questo riguardo scrive Sorella Lucia di Gesù: “All’avvicinarsi della festa di san Giovanni, Giacinta mi disse:

– “Io d’ora in poi non ballo più”.

– “Perché?”

– “Perché voglio offrire questo sacrificio a Nostro Signore!”

Che Dio benedica e fecondi tanto eroismo!

Nell’ansia di giocare Giacinta e i suoi compagni prima dell’Apparizione recitavano male la corona pronunciando appena le parole iniziali del Padre Nostro e dell’Ave Maria; non so se persino il giorno della prima Apparizione fu recitato così! Dopo le Apparizioni è Giacinta che ricorda agli altri due l’obbligo che hanno di recitarlo come si deve. E molte volte al ricordo della recita del Rosario e della necessità dei sacrifici, come un’idea-centro di tutta la sua vita, interrompe bruscamente la sua conversazione, o i suoi giochi preferiti.

Vicino alla famiglia, persino accanto ai propri genitori, non ha vergogna di esercitare il suo apostolato, di iniziare la sua opera di conquista e di perfezione nelle anime. Malgrado tutto ciò che si è detto di elogio alla vita cristiana e allo spirito di pietà delle due famiglie, non si può pensare che tutto in esse fosse perfetto e degno di imitazione. La grazia dell’Apparizione non fu un premio alla pietà dei singoli, ma un dono gratuito a vantaggio del Portogallo e del mondo piuttosto che dei Veggenti o delle loro famiglie. Il padre di Lucia (Dio l’abbia in pace!) passava degli anni senza adempiere il precetto pasquale, e dedito al vino conduceva una vita poco edificante.

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Nella famiglia di Giacinta si lasciavano passare dei giorni senza recitare il Rosario. Comprendendo che il primo campo dell’apostolato deve essere la famiglia, Giacinta non si diede pace fino a che non riuscì a far recitare il Rosario quotidianamente e in comune nella sua famiglia. Bisognava vederla tenera e affettuosa vicina alla mamma, pregarla e persuaderla che doveva adottare quella devozione, e soltanto la lasciava quando aveva ottenuto la promessa che avrebbero recitato il Rosario tutti uniti.

Giacinta precorse in questo punto della filiale devozione a Maria per mezzo del Rosario, l’iniziativa con cui prima dei fatti che narriamo il signor Vescovo di Leiria aveva fatto giungere la sua voce di Pastore fino ai più remoti paeselli della Serra, e che poi si diffuse in altre Diocesi e all’estero: gli ascritti al famoso “Libro d’oro” che si obbligano con solenne promessa a recitare il Rosario tutti i giorni.

Apparizione dell'Angelo ai pastorelli

Il fervore di carità e di zelo per la salvezza delle anime che investe Giacinta e la porta ad immolarsi come una piccola vittima per la salvezza dei peccatori in unione alle sofferenze di Gesù, la stimola ad estendere il suo apostolato a quanti Dio pone sul suo umile cammino. La vedemmo nella prigione piangere amaramente per non poter vedere prima di morire gli amati genitori; ma quando Lucia molto semplicemente le ricorda i peccatori, così come per incanto cessano le lacrime e i sospiri.

Ammalata gravemente, neppure all’Ospedale viene meno il suo ardore di apostolato. Come la lampada che prima di estinguersi per mancanza d’olio, dà uno sprazzo di luce più viva, e soltanto dopo questo si spegne, così Giacinta sentendosi mancare la vita, e comprendendo che poco tempo le rimaneva da lavorare per le anime, intensifica in questi ultimi tempi lo zelo e l’amore che la divora, e approfittando dei bagliori di vita che le rimangono, prega, consiglia, rimprovera, e soltanto dopo ciò si addormenta soavemente nel Signore.

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L’immodestia di certe infermiere che portavano vestiti molto scollati, la condotta di alcuni medici che supponeva increduli, la inducono a ricordare loro l’eternità e a pregarli “che evitino il lusso e l’immodestia nel tratto”.

Nuove manifestazioni della Madonna la fanno esclamare:

– Ah! Io ho molta pena della Madonna! Ho molta pena!

Esempio vivo di ciò che deve essere la virtù attiva, apostolica e conquistatrice nell’anima dei bambini. Giacinta prima di entrare nell’Ospedale esercitava mirabilmente il suo zelo; difatti quando ancora viveva in casa di una persona caritatevole che l’accolse, non perdeva occasione per far del bene e indurre gli altri a divenire migliori.

Vi era nella stessa casa un’altra piccola alla quale molte volte raccomandava che “fosse molto ubbidiente, che non fosse pigra e che mai venisse meno alla verità”.

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Ma ben altre occasioni di sacrificio e di apostolato si offrirono allo zelo di Giacinta. Lucia racconta quanto segue:

“Vi era presso il nostro casolare una donna che ci insultava ogni volta che ci incontrava; un giorno mentre usciva ubriaca da una taverna, non si contentò di insultarci soltanto, ma venne ai fatti: la poverina era fuori di sé! Quando la donna ebbe terminato “la sua opera”, Giacinta disse:

– “Dobbiamo pregare la Madonna e offrirle sacrifici per la conversione di questa poveretta; fa tanti peccati, che se non si confessa, va all’inferno.

“Trascorsi alcuni giorni passavamo di corsa davanti all’abitazione di quella disgraziata, quando repentinamente Giacinta si ferma, e voltandosi indietro domanda:

– “Di un po’, è domani che andiamo a vedere “quella Signora”?

– “Eh, sì!”

– “Allora non giochiamo più, facciamo questo sacrificio per la conversione dei peccatori!”

“E senza pensare che qualcuno potesse vederla, alzò le manine e gli occhi al cielo e fece l’offerta. La donna suddetta osservava, da una finestrella di casa, e più tardi disse alla mia mamma che quell’atto di Giacinta l’aveva tanto commossa che non aveva bisogno di altre prove per credere alla realtà dei fatti. Da quel giorno non solo non ci insultò più, ma ci pregava continuamente che chiedessimo alla Madonna che le perdonasse i peccati”.

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“Ci incontrò un giorno una povera donna, e piangendo si inginocchiò davanti a Giacinta per domandarle che le ottenesse dalla Vergine la guarigione da una orribile malattia. Giacinta vedendo una donna inginocchiata davanti a sé, si affrettò con le mani tremanti a sollevarla, ma vedendo che non era capace, si inginocchiò anch’essa, e recitò con la donna tre Ave Maria. Poi la pregò che si alzasse, e l’assicurò che la Vergine l’avrebbe curata; e non lasciò di pregare per lei finché, dopo qualche tempo, la povera donna ritornò per far ringraziare la Madonna perché era guarita.

[…] “Ma i sacrifici, come li dobbiamo fare?” – domandava pensosa Giacinta subito dopo la prima Apparizione, nella quale la Vergine le aveva annunciato che era necessario mortificarsi per i peccatori. E Francesco con ingenua semplicità:

“Diamo la nostra merenda alle pecorelle, e facciamo il sacrificio di rimanere digiuni”.

In pochi minuti la piccola provvista fu distribuita fra le pecore e così passarono un giorno di digiuno quale non lo farebbe neppure il più austero certosino. Giacinta, seduta sul suo sgabello di pietra, con aria pensosa, continuava a domandare:

– “Quella Signora ha detto pure che molte anime vanno all’inferno; che cosa è l’inferno?”

– “E’ un covo di bestie, spiegava Lucia, è una fornace molto grande (mia madre mi diceva così), e ci va colui che ha peccato e non si confessa; e rimane sempre lì ad ardere”

– “E non si esce più di là?”

– “No!”

– “E dopo molti e molti anni?”

– “No, l’inferno non finisce mai!”

– “E il cielo neppure, vero? E chi va in cielo, non esce più di là? E chi va all’inferno pure, vero?

– “Non sai che sono eterni e non finiscono più?”

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“Facemmo allora per la prima volta la meditazione dell’inferno e dell’eternità. Quello che più impressionò Giacinta fu l’eternità; anche giocando, di tempo in tempo domandava:

– “Ma guarda! Anche dopo molti molti anni, l’inferno non finisce? – E quella gente che sta là a bruciare non muore? E non si fa cenere? – E se noi preghiamo molto per i peccatori, Nostro Signore li libera? – Poveretti! Noi pregheremo e faremo molti sacrifici per loro.

Poi aggiungeva:

– Quanto è buona quella Signora! Già ha promesso di condurci in Cielo!

“Giacinta prese tanto a cuore il sacrificio per la conversione dei peccatori, che non lasciava sfuggire nessuna occasione di farli. Vi erano due bambine, figlie di due famiglie della Moita, che andavano di porta in porta a chiedere l’elemosina. Le incontrammo un giorno quando andavamo al pascolo con le nostre pecorelle. Giacinta al vederle disse:

– “Diamo le nostre merende a quelle poverette per la conversione dei peccatori”

– e corse a porgere la sua e la nostra offerta […]

Fonte: La Casa di Miriam Torino

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