Agostino risponde ai Manichei che affermano che il diavolo abbia visto Dio

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Uno straordinario Agostino risponde ai Manichei che affermano che il diavolo abbia visto Dio, contraddicendo Gesù che dice: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”.

“[…] Presentiamo ancora i loro inganni (dei manichei, ndr.), affinché siano vagliati dagli occhi del vostro cuore, perché non solo, per quanto sta in voi, li evitiate, ma anche perché insegniate ad altri, deboli nella fede e inesperti nelle divine Scritture, per quanto ciascuno di voi lo potrà fare, ad evitarli e a non prenderli neanche in considerazione. “Nel libro di Giobbe – dicono (i manichei, ndr.) – sta scritto: ‘Un giorno gli angeli andarono a presentarsi davanti a Dio e il diavolo era in mezzo ad essi. Dio domandò al diavolo: Donde vieni? Il diavolo gli rispose dicendo: Son venuto, percorrendo tutta la terra’ (Gb 1,6-7)”.

Qui – dicono – risulta chiaramente che il diavolo non solo vide Dio, ma che si mise anche a parlare con lui. Nel Vangelo invece – continuano – si dice: ‘Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio’ (Mt 5,8). E ancora si dice: ‘Io sono la porta” (Gv 10,7); ‘Nessuno può venire al Padre se non per me’ (Gv 14,3)”.

Aggiungono quindi un ragionamento dicendo: “Se soltanto i puri di cuore vedono Dio, come mai il diavolo, dal cuore sommamente sordido e immondo, poté vedere Dio? O in che maniera passa per la porta, cioè per Cristo? E ancora aggiungono: “L’Apostolo afferma e dichiara che né i Principati, né le Potestà, né le Virtù hanno conosciuto Dio” (cfr. Rm 8,38).

[…] Da tali parole appare molto bene il loro inganno, e veramente il problema posto può essere superato da un qualunque cristiano, che sia saggio. Anzitutto vorrei chiedere ad Adimanto (che è colui che mette in giro certe falsità) in quale passo dell’Apostolo abbia letto che né i Principati né le Potestà né le Virtù hanno conosciuto Dio (cfr. Rm 8,38), dal momento che il Signore dice che anche gli angeli di coloro che credono in lui vedono sempre la faccia del Padre (cf. Mt 18,10). […] Ma anche se l’Apostolo avesse detto in quel modo, forse per ciò il diavolo non poté sentire la voce di Dio? Sta scritto infatti che il diavolo si presentò al cospetto di Dio, non che abbia visto Dio. […] Tutti i peccati obbediscono al diavolo, che con libera determinazione volle essere principe del peccato; per questo vien detto principe di questo mondo (Gv 12,31). Vi prego di ben imprimere nei vostri cuori questa norma di interpretazione. […] Se dunque non è scritto che il diavolo ha visto Dio, ma solo che è pervenuto insieme agli angeli alla presenza del Signore e che ha udito la sua voce (Gb 1,6-7), perché questi disgraziati si danno tanto da fare per attribuire alle Scritture che il diavolo ha visto Dio, adescando gli inesperti? Questa loro difficoltà si risolve con una brevissima risposta […] Noi risponderemo: “Il diavolo non ha visto Dio”. “Come, allora” – soggiungono – “il diavolo è giunto alla sua presenza?”. Alla stessa maniera – rispondiamo – con cui il cieco è alla presenza di chi vede, anche se non lo può vedere. […]

Forse Dio è circoscritto da un luogo, lui al quale è presente ogni coscienza angelica e umana, non solo buona, ma anche cattiva? Veramente è importante questa distinzione: che mentre alle buone coscienze è presente come Padre, alle cattive è presente come giudice. Sta scritto infatti: ‘Dio giudica il giusto e l’empio’ (Sal 10,6). Come anche sta scritto: ‘Saranno esaminati i pensieri dell’empio’ (Sap 1,9). Il Signore non si fa sentire alle orecchie del corpo in maniera più forte che nel segreto del pensiero, dove lui solo ascolta, dove lui solo è udito. Non succede forse che anche gli empi, quando dicono il vero e non si crede loro, giurano dicendo (e lo dicono con perfetta verità): “Mi è testimone Dio”? Dove, per favore, è testimone? Nella lingua o nel cuore? Nel rumore della voce o nel silenzio della coscienza? […]”

(Sant’Agostino, Discorso 12,3)

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