La maleducazione di chi sventola continuamente il ventaglio durante la Santa Messa

 – La maleducazione di chi sventola continuamente il ventaglio durante la Santa Messa –
Messa
Se alcune persone ritengono che d’estate la temperatura sia troppo elevata all’interno delle Chiese, al punto da non poter resistere dall’agitare continuamente il ventaglio per l’intera durata delle celebrazioni eucaristiche, farebbero meglio a non prendervi parte. In primo luogo perché evidentemente non si rendono conto che proprio innanzi a loro, così impegnate nell’uso del ventaglio (spesso improvvisato, come ad esempio il foglio della domenica o il libretto dei canti), si attualizza il sacrificio di Cristo, consumato per la nostra salvezza, in ordine al quale noi ci rapportiamo con misera malsopportazione di tre quarti d’ora di canicola. In secondo luogo perché così si manca di rispetto tanto al sacerdote celebrante, che caldo o non caldo indossa comunque i suoi paramenti liturgici ed è costretto a parlare di fronte ad una platea che continuamente gli agita in faccia ventagli o libretti per farsi aria, quanto agli altri fedeli che cercano, nonostante la temperatura, di raccogliersi con umiltà e pazienza, come conforme a chi vive realmente il valore sacramentale della Santa Messa.
Non è certo un fenomeno raro, di questi tempi, in cui in Chiesa sembra ormai lecito ogni genere di comportamento, tanto in ordine alla partecipazione interiore quanto al costume esteriore ed alla pratica devozionale.
Non è questione né di moralismo, né di puritanesimo, quanto piuttosto di rispetto verso l’attualità sacramentale di Gesù Cristo, che nell’Eucarista dona a noi il suo corpo ed il suo sangue. Un corpo che noi riceviamo divenendo noi stessi ciò che mangiamo, al di là della nostra spesso misera consapevolezza interiore di quanto per il nostro stesso consenso accade in noi.
L’Eucaristia è un sacramento e come tale va integralmente destinato alla riverenza ed al trasporto esistenziale cui fa riferimento attraverso la sua significazione sacramentale, poiché essendo un atto personale di Cristo stesso, che si dona a noi, siamo posti in essere innanzi a lui nella totalità della nostra persona, dunque giudicati in maniera conforme al valore di un così grande dono di salvezza.
Quantomeno fra noi che ci diciamo cristiani e ci raduniamo nelle assemblee eucaristiche anche nei giorni feriali, occorrerebbe una maggiore attenzione rispetto al valore sacramentale dell’Eucaristia. Perché, come attestato da alcuni grandi mistici (ad esempio Padre Pio) si può finire in Purgatorio (limitiamoci a questo) anche per un cattivo comportamento durante la Santa Messa o per uno scandalo spirituale arrecato a qualcuno dei presenti con un determinato modo di vestire o di agire.
Francesco Gastone Silletta –
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