Non si ometta l’embolismo di liberazione dal male nella Messa

Non si ometta l’embolismo di liberazione dal male nella Messa

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Alcuni preti a Torino tagliano sistematicamente l’embolismo (lett. “inserimento”) che il Messale Romano pone dopo il Padre Nostro:

“Liberaci o Signore da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e, con l’aiuto della tua misericordia, vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo” (Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2854)

Perché? Costa troppo fiato recitare questa preghiera tanto preziosa? Riportiamo a riguardo un testo del biblista italiano Michele Mazzeo: 
“Chiedendo di essere liberati dal maligno, noi chiediamo al contempo di essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, perciò alla fine del Pater – nell’embolismo del Messale Romano – la Chiesa prega dicendo: ‘Liberaci o Signore da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e con l’aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo’. Per quanto da una parte misteriosa, dall’altra violenta, sia l’azione di Satana tentatore del male, delle tenebre che avvincono – e lunga e varia ne è la tradizione dell’AT e del NT – tutta la storia della salvezza proclama l’indistruttibile signoria divina dominatrice e vittoriosa sul male o sul maligno. L’avvento finale del regno sarà il segno della sua sconfitta. Anche in quest’ultima petizione, la richiesta non è effettuata da un singolo individuo, ma da una comunità che teme per la sua stessa esistenza. Fino alla fine il Padre Nostro è fatto in comunità […]” (M. Mazzeo, I Vangeli Sinottici, Introduzione e percorsi tematici, Paoline, Milano 2001, pp. 277-278; cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2854).

A riguardo Benedetto XVI aggiunge: “Questo embolismo, con cui nelle liturgie viene rafforzata l’ultima domanda del Padre Nostro, mostra l’aspetto umano della Chiesa. Sì, noi possiamo, noi dobbiamo pregare il Signore di liberare il mondo, noi stessi e i molti uomini sofferenti dalle tribolazioni che rendono la vita quasi insopportabile. Possiamo e dobbiamo intendere questo ampliamento dell’ultima domanda del Padre nostro come esame di coscienza per noi – come esortazione a collaborare affinché venga infranto lo strapotere dei mali […]” – (Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, RCS, Milano 2007, p. 200).

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