San Pietro o Riccione?

San Pietro o Riccione?

Waiting for canonization of John Paul II and John XXIII

(Foto dal sito www.ansa.it, 26 aprile 2014)

L’andamento della fede cristiana, come pure l’attaccamento antropologico e spirituale ai due pontefici neocanonizzati, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, non vanno affatto considerati in base alle folle oceaniche che domani 27 aprile, come del resto in ogni circostanza importante che ha come cuore nevralgico piazza San Pietro, riempiranno ogni possibile angolo geografico della sede Vaticana. D’inverso, proprio un così esorbitante afflusso di fedeli e addirittura di personalità politiche sembra manifestare, a giudicare da un certo loro proprio comportamento, una espressa incomprensione non soltanto del fondamento cristiano dell’evento, ma più in generale della stessa economia pontificale dei due papi ivi canonizzati. Prendiamo quale esempio colui che è rimasto più immediatamente vicino alla nostra memoria per ragioni temporali, cioè Giovanni Paolo II. Sono veramente i figli della “Familiaris Consortio”, ad esempio, coloro che dal giorno stesso della sua morte sloganeggiano il motto, ora finalmente compiuto, del “Santo Subito”? Sono i figli di quel meraviglioso capolavoro di teologia morale, intitolato “Amore e Responsabilità” ed avente per autore l’allora ancora sconosciuto Karol Wojtyla costoro che confondono la Basilica di San Pietro per la spiaggia di Riccione? Hanno letto documenti come la “Evangelium Vitae” oppure sono tutti “marianamente” connessi alla stessa spiritualità dell’autore della profondissima “Redemptoris Mater” costoro che campeggiano seminudi di fronte al luogo santo per eccellenza, il centro mondiale della cristianità?

Certo, non si deve amalgamare ogni erba in un unico fascio. Lacrime reali, sentimenti di profonda partecipazione ed anche una innegabile santità alberga fra le fila di determinati e spesso invisibili uomini di fede che popolano il tanto atteso evento della canonizzazione dei due pontefici. Ma quale stupore e quanta, in un certo senso, vergogna, vedere un così precario attaccamento al costume ed alla morale, al silenzio ed alla meditazione discreta, al nascondimento ed al decoro, da parte di larga parte di quella folla umana forse orfana di un vero discernimento spirituale rispetto al fatto in sè di una canonizzazione, tanto più se quella di due pontefici così moralmente esemplari.

Stupisce a riguardo l’ammirazione sconcertante che alcuni sacerdoti e suore presenti all’evento manifestano rispetto a gruppi di anime da loro condotte in san Pietro, così straordinariamente estroverse dal punto di vista del buon costume, le quali a parte i vari cartelli con i volti dei due pontefici esprimono un certo imbarazzo rispetto a valori quali l’autodominio e la padronanza di sé, rispetto ai quali proprio Giovanni Paolo II ha scritto fiumi di pagine in opere straordinarie del suo curriculum scritturistico, come ad esempio il volume “Persona e Atto”.

Waiting for canonization of John Paul II and John XXIII

(Foto dal sito www.ansa.it, 26 aprile 2014)

Il cristianesimo sembra risentire del suo ordine morale. Cristo non si sbraita, si vive. E lo si vive senza scandalizzare altre anime più riservate e discrete nella loro concentrazione fissa e imperitura rispetto a ciò che ogni preghiera, ogni riflessione ed ogni opera umana sostiene, cioè la croce di Cristo. Davanti alla Croce, ci fossero pure 40 gradi, occorre rimanere composti e decorosi. Presentarsi ad una canonizzazione così solenne, in un luogo così religiosamente importante, vestiti come sul lungomare, è un offesa al buon senso religioso, tanto più laddove questo fenomeno viene “benedetto” da sacerdoti-guide o da suore responsabili di comitive di giovani e meno giovani.

Qualcosa deve urgentemente cambiare in seno a quel che resta della morale cristiana, quantomeno in ordine all’ipocrisia di chi sostiene un pontefice come Giovanni Paolo II con urla e gemiti e poi ne contraddice pubblicamente i valori, gli insegnamenti ed un’intera irripetibile economia teologica, in particolar modo teologico-morale.

Fonte: Francesco Gastone Silletta – La Casa di Miriam Torino

 

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