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Chi oggi ha potuto partecipare alla santa Messa, avrà avuto modo certamente di rendersi conto come nelle letture proposte fosse intenso un riferimento alla “donna” e alla “sposa” nella prima lettura e nel salmo, mentre, in forma più trasversale, ma reale, ancora un riferimento alla “donna” (incinta) nella seconda lettura; vi è poi il Vangelo, con il racconto del padrone che depone a tre servitori una diversa misura di talenti affinché li reinvestano, con il noto epilogo del terzo di quelli che nasconde sottoterra il proprio talento. Un riferimento alla “donna” è possibile anche qui, e non in maniera così “artificiosa” come si potrebbe pensare.

Ora, in linea di principio, uno può dire che non è detto che ogni volta che nella Bibbia si parli di “donna” o di “sposa” o ancora di “donna incinta” uno debba cercare per forza un riferimento, anche solo figurato o tipologico, alla Madonna. Eppure, ci pare che in tutte le letture di questa domenica, in qualche modo, questo riferimento sia possibile. Ora, pur avendo partecipato in chiese diverse tanto alla Messa vespertina (con le stesse letture), che a quella domenicale, nella maniera più assoluta non abbiamo sentito alcun riferimento mariano rispetto a quanto letto.

Eppure, ci domandiamo: quale migliore argomentazione – rispetto a quelle parole della prima lettura, estrapolate in maniera discontinua (perché sono stati fatti dei piccoli tagli) dal libro dei Proverbi – verrebbe mai da porre, se non un’argomentazione mariana? Il testo proposto inizia proprio così: “Una donna forte, chi potrà mai trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore”. In un’assemblea cristiana, come quella della santa Messa, forse l’omileta/gli omileti avrebbero potuto “balbettare” un riferimento a Maria, tanto più in altri due dolcissimi momenti testuali di quella medesima lettura. Il primo, laddove il testo dice: “(Quella donna) si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani”. Sarà quello che si vuole, ma noi abbiamo pensato subito – con delle proiezioni mentali talvolta involontarie – alla Madonna che preparava i vestitini al piccolo Gesù, ma anche a quell’abito tanto arditamente minacciato, ma per divina volontà non sciupato, rappresentato dalla tunica senza cuciture, al momento della crocifissione, certamente creata dalla madre di Gesù. Ci è venuta in mente “la mano di brava sarta” di Maria, quella stessa mano che, continuando con la lettura dei Proverbi, il testo dice ancora che “la stende al povero”, cioè a tutti noi, poveri forse economicamente, forse moralmente, forse spiritualmente, forse ancora teologicamente e certamente bisognosi della sua intercessione. E che dire di quella bellissima frase conclusiva di questa prima lettura: “Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani”? Qui il nostro pensiero è andato subito al Frutto per eccellenza che le sue mani hanno accarezzato, accudito, toccato, abbracciato, ma anche consegnato a noi, Gesù. Forse – anche se qualcuno penserà ad una nostra forzatura ermeneutica – qualcosa di mariano si poteva dunque individuare nel commento a questo testo.

Anche il Salmo, tuttavia, ci ha dato l’impressione di sottintendere un’evocazione mariana. Esso iniziava così: “Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie”. Sin qui, certo, uno può obiettare che è un’esortazione rivolta a tutti, senza dover per forza pensare alla Madonna. Ma chi è colei che davvero “di generazione in generazione chiameranno beata?”. Non è forse proprio quella “sposa che è come una vite feconda” di cui lo stesso Salmo parla poco dopo? Non viene detto, ancora, subito dopo: “Ti benedica il Signore da Sion?” E la Madonna non è forse massimamente intrinseca a questa benedizione, dal momento che si dice: “Benedetto colui che teme il Signore?”.

Nella seconda lettura, tratta dalla prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi (verosimilmente, cioè, la più antica delle lettere di Paolo), in linea di principio si parla del “giorno del Signore”, con allegata esortazione dell’autore a vivere nella luce, per non essere colti di sorpresa. Nella sua narrazione, tuttavia, Paolo si serve dell’immagine della “donna incinta”, per esemplificare il dolore di quanti d’improvviso saranno colti dalla rovina. Il riferimento a questa “donna” può essere contemplato in maniera per questo continuata nel corso della lettura proposta, poiché la Vergine Maria, venerata come “stella del Mattino”, è proprio colei che in maniera sublime “appartiene al giorno, non alla notte”. Ella ha sperimentato, proprio nella “gravidanza” di noi tutti, le tenebre del dolore, ma nella risurrezione di suo Figlio ha pure conosciuto la luce della Vita nella sua forma più radicale, come definitiva vittoria sulle tenebre di cui parla Paolo. Ella “non dorme”, poiché è la sentinella sempre attiva di Dio, nella custodia della fede nel suo Figlio dentro i nostri cuori.

In quanto al Vangelo, introdotto da un’antifona che ancora una volta ha un rimando mariano: “… chi rimane in me porta molto frutto”, possiamo individuare alcuni punti dove, nel contesto complessivo della narrazione, si individua una referenza mariana che diviene a questo punto “inevitabile” considerata la totalità delle letture proposte oggi. Dove si registra questa referenza mariana? La Vergine Maria è innanzitutto colei che “dal padrone” ha ricevuto più di qualsiasi altra creatura il maggior numero di talenti. A tal punto il dono è stato grande per lei, da ricevere addirittura “il Padrone stesso in se stessa” (cfr. i canti di Sofonia e di Zaccaria sulla presenza del Re presso la figlia di Sion). “Subito”, la Vergine Maria “andò ad impiegare” i propri talenti, e continua a farlo ancora adesso nella gloria del Cielo. Ella è stata fedele nel poco, e prende parte in maniera somma alla gioia del Padrone. In lei, in maniera perfetta si compie ciò che il Padrone stesso profetizza: “A chi ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza”. La Vergine Maria non ha tenuto per sé il proprio dono, ma davvero ha utilizzato “i banchieri” (che possono essere gli angeli o i discepoli di Cristo di ogni tempo) affinché essi contribuissero all’esercizio dei talenti nella prospettiva di una loro sempre maggiore fruttificazione.

Ed ecco la ricompensa, nel suo caso ineguagliabile. L’abbondanza dell’amore del Padrone, partecipata da Maria in maniera ineffabile e singolarissima.

Ora, ripetiamo, forse da parte nostra qualcuno può rinvenire un’esasperata ermeneutica mariana. A nostra volta, tuttavia, avendo sentito ben tre volte, da tre diversi ministri, il commento a queste letture, ci stupisce e ci amareggia un po’ il loro totale, assoluto e per giunta pure “soddisfatto” silenzio mariano rispetto a quanto oggi, domenica, le letture hanno cantato della gloria di Dio e della fede di Maria. Amen

Francesco G. Silletta