Cosa c’entra la canzone “Imagine” (di John Lennon) con i canti liturgici del Natale?

Cosa c’entra la canzone “Imagine” (di John Lennon) con i canti liturgici del Natale?

Capita di entrare in certe Chiese di Torino e di sentir cantare, fra i vari “Adeste fideles” e “Venite adoremus”, anche le parole “IMAGINE THERE’S NO HEAVEN… AND NO RELIGION TOO…”, del noto cantante di Liverpool, magari attorno al presepe.
Qui non si tratta di giudicare il valore di un brano musicale, già sufficientemente premiato dalla critica del settore (pur girando sostanzialmente fra tre accordi e ripetendo la stessa nenia a livello melodico per l’intero brano).
Si tratta piuttosto di capire se tra un po’ di tempo alcuni sacerdoti proporanno magari un brano come “It’s the final countdown” (degli Europe) come un canto escatologico da proporre in Chiesa, magari pur di buttar dentro qualche giovane in più rispetto alla sconcertante fuga giovanile di questo tempo.
Solitamente, permettetemi di dirlo, queste sono SALESIANATE. Cioè opere “geniali” introdotte dai successori di don Bosco, quelli che amano “trepidamente” i giovani (ma anche devono batter cassa e se le inventano un po’ tutte a tal riguardo). Esempi? Inscenare durante una S. Messa (quindi durante, non “fuori” dalla celebrazione eucaristica, una recita in cui dei laici, uno dei quali vestito da don Bosco, imitano le gesta del Santo nel periodo natalizio, con tanto di arredi e travestimenti sull’altar maggiore della Chiesa di Maria Ausiliatrice e, a lato, il pane ed il vino dell’offerta).
Il problema è che nonostante tutte queste declinazioni del senso liturgico al servizio (una vera fissazione) della realtà giovanile, questa pare interessarsi al loro mondo sempre più soltanto per ciò che di parallelo esso offre: oltre ai vari luoghi di gioco e svago, ad esempio, attività varie, corsi, offerte di lavoro, “mercatini dell’usato”, incontri, eccetera. Nel cui contesto il Cristo che nasce e che muore è un esule di senso, un corollario, una strada succursale che, tutto sommato, non dà così fastidio sopportare almeno per quell’ora domenicale in cui, nella Messa a loro riservata, si dà l’opportunità di incontrarlo ed il buon parroco invita a suo modo alla partecipazione.
Eppure pare che, come per molti altri ordini religiosi in palese crisi di identità rispetto alla volontà originaria del loro fondatore (pensiamo ai “poverissimi” francescani, o ai “dotti” gesuiti), sussista uno iato quasi incolmabile fra il pensiero originario del fondatore e l’attualità posta in essere dai suoi eredi officianti.
Ed ecco allora l’offerta natalizia: vieni a pregare in Chiesa sulle note di John Lennon, inneggia anche tu alla “pace ideologica” del mito dei Beatles, sperando tutto sommato che la consistenza del suo messaggio possa in qualche modo raggiungere una sostanza un po’ più trascendente e meno ideologica. Il paradosso di questo connubio fra l’I have a dream di un cantante alla ricerca di se stesso e l’Io sono la Verità di un Dio che si fa carne, forse dovrebbero spiegarcelo certi salesiani.
Con tutto l’amore di don Bosco.
Amen.

Francesco G. Silletta – “Circola Voce” – Trimestrale d’informazione religiosa – Edizioni La Casa di Miriam – Piazza del Monastero, 3 – Torino – Tel. 340-5892741 – www.lacasadimiriam.altervista.org