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Mese: Aprile 2021

Preghiera per la fortezza nella fede***

Madonna of Peace (Pinturicchio) - Wikiwand

Preghiera per la fortezza nella fede – di Francesco G. Silletta ***

Per i meriti da te acquisiti nella perseveranza di fede e di carità, noi ti domandiamo, Vergine Maria, di accondiscendere la nostra volontà di purificazione e di santificazione, di liberazione e di redenzione, affidando a te, quale imputrescibile strumento di grazia, ogni contraddizione, ogni debolezza, ogni oppressione ed ogni limite della nostra esistenza.

Noi vogliamo essere come tuo Figlio ci chiede di essere, ma alle volte la nostra pretesa supera le nostre forze, perché queste vengono indebolite dai nostri peccati, dalle nostre fragili omissioni, dalle oscurità e dal turbamento esistenziale.

Poniti dunque come luce invincibile nel nostro cuore, nella nostra mente e nella nostra memoria, affinché tutto sia cosparso della tua luminosità in ciò che di nostro avvertiamo come tenebroso ed oscuro.

Insegnaci ad amare tuo Figlio indipendentemente dall’amore ricevuto dal mondo, ma anzi rendi le incomprensioni del mondo uno strumento ulteriore di consolidamento dell’amore per tuo Figlio, in modo che quanta più miseria riceveremo dal mondo, tanto più amore sapremo dare a tuo Figlio, e quanta più disillusione il mondo stesso ci darà, tanto maggiore sia la ricompensa che tuo Figlio terrà salda per noi e che nessuna potenza oscura potrà sottrarre alla nostra eredità, perché promessa dal Redentore, meritata dal suo sangue, reclamata dalla Madre, sostenuta dagli Angeli e benedetta dai Santi.

Amen

(4 volumi – “Liberaci dal male” – di Francesco G. Silletta)

Edizioni e Libreria Cattolica La Casa di Miriam

Piazza del Monastero, 3 Torino – Tel. 3405892741

www.lacasadimiriam.altervista.org

 

La preghiera del piccolo spazio

La preghiera del “piccolo spazio”

Crea in noi, o Signore,

uno spazio di libertà assoluta,

nel quale possiamo pensare a te,

dialogare con te e contemplare unicamente te.

Nulla si interponga, nulla si avvicini a questo spazio

come per entrarvi,

affinché l’esclusività della nostra relazione

sia per noi reale esperienza di pace e di gioia.

Lascia che questo spazio in noi rimanga sempre vivo,

in modo che non segni un’esperienza transitoria,

ma costituisca una permanente intesa

del nostro cuore con te.

Questo stesso spazio, nel quale tu vieni a dimorare,

sia il segno che ti possiamo offrire

quando nell’ora da te stabilita

ci verrai a chiamare:

un piccolo spazio da offrirti,

per ricevere come ricompensa uno spazio infinito,

la tua eternità d’amore,

che nessuno mai ci potrà rubare.

Dacci dunque la forza e la volontà,

di custodire questo spazio santo in noi stessi

difendilo da chi vuole contaminarlo

ed invaderlo con la sua malizia

e la sua cattiveria.

Liberaci, Signore,

liberando in noi un piccolo spazio per te:

con te in noi siamo certi della vittoria sul male

e su qualsiasi forma di compromesso con il mondo.

Amen

(Francesco G. Silletta – 4 volumi: “Liberaci dal male”)

Edizioni e Libreria Cattolica La Casa di Miriam – Con Cenacolo 24h – Tel. 3405892741 – Piazza del Monastero, 3 – Torino – Tel. 3405892741

 

Dalla “Introduzione” alla Dichiarazione “Dominus Iesus”,

L’importantissima e sempre attuale “Introduzione” alla Dichiarazione “Dominus Iesus”, della Congregazione per la dottrina della fede, qui il n. 4 ***

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Il perenne annuncio missionario della Chiesa viene oggi messo in pericolo da teorie di tipo relativistico, che intendono giustificare il pluralismo religioso, non solo de facto ma anche de iure (o di principio). Di conseguenza, si ritengono superate verità come, ad esempio, il carattere definitivo e completo della rivelazione di Gesù Cristo, la natura della fede cristiana rispetto alla credenza nelle altre religioni, il carattere ispirato dei libri della Sacra Scrittura, l’unità personale tra il Verbo eterno e Gesù di Nazareth, l’unità dell’economia del Verbo incarnato e dello Spirito Santo, l’unicità e l’universalità salvifica del mistero di Gesù Cristo, la mediazione salvifica universale della Chiesa, l’inseparabilità , pur nella distinzione, tra il Regno di Dio, Regno di Cristo e la Chiesa, la sussistenza nella Chiesa cattolica dell’unica Chiesa di Cristo.

Le radici di queste affermazioni sono da ricercarsi in alcuni presupposti, di natura sia filosofica, sia teologica, che ostacolano l’intelligenza e l’accoglienza della verità rivelata. Se ne possono segnalare alcuni: la convinzione della inafferrabilità e inesprimibilità della verità divina, nemmeno da parte della rivelazione cristiana; l’atteggiamento relativistico nei confronti della verità , per cui ciò che è vero per alcuni non lo sarebbe per altri; la contrapposizione radicale che si pone tra mentalità logica occidentale e mentalità simbolica orientale; il soggettivismo di chi, considerando la ragione come unica fonte di conoscenza, diventa « incapace di sollevare lo sguardo verso l’alto per osare di raggiungere la verità dell’essere» [8]; la difficoltà a comprendere e ad accogliere la presenza di eventi definitivi ed escatologici nella storia; lo svuotamento metafisico dell’evento dell’incarnazione storica del Logos eterno, ridotto a mero apparire di Dio nella storia; l’eclettismo di chi, nella ricerca teologica, assume idee derivate da differenti contesti filosofici e religiosi, senza badare né alla loro coerenza e connessione sistematica, né alla loro compatibilità con la verità cristiana; la tendenza, infine, a leggere e interpretare la Sacra Scrittura fuori dalla Tradizione e dal Magistero della Chiesa.

In base a tali presupposti, che si presentano con sfumature diverse, talvolta come affermazioni e talvolta come ipotesi, vengono elaborate alcune proposte teologiche, in cui la rivelazione cristiana e il mistero di Gesù Cristo e della Chiesa perdono il loro carattere di verità assoluta e di universalità salvifica, o almeno si getta su di essi un’ombra di dubbio e di insicurezza. […]”

*** Anno 2000, Fonte Vatican.va

Edizioni e Libreria Cattolica La Casa di Miriam – Con Cenacolo 24h – Tel. 3405892741 – Piazza del Monastero, 3 – Tel. 3405892741 – www.lacasadimiriam.altervista.org

 

L’uomo come grande problema (magna quaestio) – S. Giovanni Paolo II rilegge S. Agostino

Judaism And Jesus Christ | On Point

“L’uomo appare, per chi sia pensoso di sé e della storia, un grande problema, come dice Agostino, una «magna quaestio». Troppi sono gli enigmi che lo circondano: l’enigma della morte, della divisione profonda che soffre in se stesso, dello squilibrio insanabile tra ciò che è e ciò che desidera; enigmi che si riducono a quello fondamentale, che consiste nella sua grandezza e nella sua incomparabile miseria. Su questi enigmi, dei quali ha parlato a lungo il concilio Vaticano II quando si è proposto di illustrare «il mistero dell’uomo», Agostino si è gettato con passione e vi ha esercitato tutto l’acume della sua intelligenza non solo per scoprirne la realtà, che è spesso molto triste – se è vero che nessuno è tanto sociale per natura quanto l’uomo, è vero e, aggiunge l’autore della «Città di Dio» edotto dalla storia, che

«nessuno quanto l’uomo è tanto antisociale per vizio» – ma anche e soprattutto per cercarne e proporne la soluzione. Ora in quanto alla soluzione non ne trova che una, quella che gli era apparsa alla vigilia della sua conversione: Cristo, redentore dell’uomo. Su questa soluzione ho inteso il bisogno di richiamare anch’io l’attenzione dei figli della Chiesa e di tutti gli uomini di buona volontà nella mia prima enciclica, appunto la «Redemptor Hominis», lieto di raccogliere nella mia voce la voce di tutta la tradizione cristiana. Entrando in questa problematica il pensiero di Agostino, pur restando fondamentalmente filosofico, si fa più teologico, e il binomio Cristo e la Chiesa, che aveva prima negato e poi riconosciuto negli anni della giovinezza, incomincia a illustrare quello più generale di Dio e dell’uomo. […]”

** (S. Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Augustinum Hipponensem, 28 agosto 1986, n. 2)

 

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La gloriosa testimonianza di S. Ignazio di Antiochia prima della sua morte

La gloriosa testimonianza di S. Ignazio di Antiochia prima della sua morte:
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” […] Scrivo a tutte le chiese, e a tutti annunzio che morrò volentieri per Dio, se voi non me lo impedirete. Vi scongiuro, non dimostratemi una benevolenza inopportuna. Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi sia dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Supplicate Cristo per me, perché per opera di queste belve io divenga ostia per il Signore. A nulla mi gioveranno i godimenti del mondo, né i regni di questa terra. Meglio è per me morire per Gesù Cristo che estendere il mio impero fino ai confini della terra. Io cerco colui che è morto per noi, voglio colui che per noi è risorto. È vicino il momento della mia nascita. Abbiate compassione di me, fratelli. Non impeditemi di vivere, non vogliate che io muoia. Non abbandonate al mondo e alle seduzioni della materia chi vuol essere di Dio. Lasciate che io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente un uomo. Lasciate che io imiti la passione del mio Dio. Se qualcuno lo ha in sé, comprenda quello che io voglio e mi compatisca, pensando all’angoscia che mi opprime. Il principe di questo mondo vuole portarmi via e soffocare la mia aspirazione verso Dio. Nessuno di voi gli dia mano; state piuttosto dalla mia parte, cioè da quella di Dio. Non siate di quelli che professano Gesù Cristo e ancora amano il mondo. Non trovino posto in voi sentimenti meno buoni. Anche se vi supplicassi, quando sarò tra voi, non datemi ascolto: credete piuttosto a quanto vi scrivo ora nel pieno possesso della mia vita. Vi scrivo che desidero morire. Ogni mio desiderio terreno è crocifisso e non c’è più in me nessun’aspirazione per le realtà materiali, ma un’acqua viva mormora dentro di me e mi dice: “Vieni al Padre”. […]”

(S. Ignazio di Antiochia, Lettera ai Romani)

 

Testi dei Padri della Chiesa disponibili alla Casa di Miriam

Edizioni e Libreria Cattolica con Cenacolo 24h –

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Dall’opera “Il combattimento cristiano” – di S. Agostino

 

 

Il principe di questo mondo è stato gettato fuori (Gv 12,31). Non fuori dal mondo, come vogliono alcuni eretici, ma fuori dalle anime di coloro che aderiscono alla parola di Dio e non amano il mondo, di cui il diavolo è il capo. […] Il diavolo è cacciato fuori, quando di tutto cuore si rinuncia a questo mondo. Gesù dice: Sappiate che io ho vinto il mondo (Gv 16,33).

Alcuni dicono: come possiamo vincere il diavolo che non vediamo? Gesù ci ha insegnato come si vincono i nemici invisibili. San Paolo dice a riguardo: “Ha spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo trionfando su di loro per mezzo della crroce” (Col 2,15). Dunque si vincono le potenze invisibili dove si vincono le cupidigie.

Quando fu detto al diavolo: “Mangerai terra”, fu detto al peccatore: “Tu sei polvere ed in polvere ritornerai”. Il peccatore fu dunque dato in pasto al diavolo. Facciamo in modo di non essere terra, se non vogliamo essere divorati dal serpente.

Quelli che ci combattono dall’esterno, noi li vinciamo internamente, col vincere le concupiscenze per mezzo delle quali ci dominano.

Non dobbiamo credere che il diavolo e le potenze di questo mondo abitino negli spazi celesti nel senso del “cielo”, dove i venti e le nubi si avvicendano, dove ci sono il sole e le stelle. Cielo è un modo per definire quella loro natura spirituale, che san Paolo evidenzia.

(S. Agostino, Il combattimento cristiano)

Testi disponibili alla Libreria Cattolica La Casa di Miriam – Piazza del Monastero, 3 – Torino – Tel. 3405892741 – www.lacasadimiriam.altervista.org

 

La bocciatura di von Balthasar dei monoteismi non cristiani*

Friday, 6/17/16 Store Up Treasures in Heaven -

* Dal libro “Meditare da cristiani”, di H.U. Von Balthasar – 

“[…] Dove la Parola di Dio raggiunge la sua forma compiuta in cui ogni singola validità si concentra in traboccante unità? Potrebbe forse questo avvenire sulle tracce del Corano – comunicato dall’angelo Gabriele al profeta – in quelle strofe che il pio

musulmano ha memorizzato e ripete giorno dopo giorno in atteggiamento orante? Ma può un angelo parlare di Dio così da rivelarne le intime profondità? «Nessuno ha mai potuto conoscere

i segreti di Dio se non lo Spirito di Dio» (1 Cor 2,11).

Una domanda simile, anche se non identica, bisognerebbe rivolgerla anche all’Antico Testamento, la cui Legge fu anch’essa comunicata attraverso angeli (Gal 3,19; At 7,38), le cui istruzioni passarono per la bocca di profeti («Così parla il Signore») in molteplici «prescrizioni, statuti, promesse, norme, comandi» (Sal 119), continuamente ripensate, «mormorate», meditate dai credenti Israeliti. Ma restavano loro profondi e insoluti interrogativi, a livello di Antico Testamento interrogativi veramente insolubili: Giobbe, Kohelet. Per la loro soluzione è necessario quel compimento della «Alleanza» tra Dio e l’umanità che porta contemporaneamente a conclusione una duplicità: che Dio parli per se stesso e che egli parli come un uomo che illumina anche le domande esistenziali dell’uomo: il senso del dolore, della caducità, della morte e la definitività in Dio di tutta la pesantezza di una vita mortale: nella

risurrezione dell’uomo morto alla vita eterna. Tutto ciò riassume con forza concentrata il proemio della Lettera agli Ebrei: «Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi (tutti) per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questi, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza… dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della maestà nell’alto dei cieli ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato» (Eb 1,1-4).

Proprio perché l’autorivelazione di Dio si realizza pienamente in entrambe le direzioni: Dio che parla dalla propria profondità e che, parlando come uomo, disvela anche le profondità dell’uomo, le dimensioni della meditazione cristiana si dispiegano chiaramente. Essa può iniziare solo là dove Dio si rivela come uomo, dove dunque questo uomo rivela Dio in tutta la sua profondità. Ecco perché questo punto iniziale resta insuperabile. Ed essa si può realizzare pienamente solo là dove l’uomo rivelatore, Gesù Cristo Figlio di Dio, rivela Dio come suo Padre: nello Spirito Santo di Dio, che egli ci trasmette veramente, perché noi possiamo scrutare

con esso le profondità di Dio, che solo lo Spirito di Dio scruta (1Cor 2,10): «ma noi abbiamo lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato» (1 Cor 2,12).

La meditazione cristiana è così, nello stesso tempo, pienamente trinitaria e pienamente umana. Nessuno deve voltare la schiena alla propria umanità personale e sociale per trovare Dio, ma ognuno deve, per trovare Dio, vedere il mondo e se stesso così come devono essere contemplati dalla parte di Dio. […]”

(Von Balthasar H.U., Meditare da cristiani)

 

Testi disponibili alla Libreria Cattolica La Casa di Miriam

Con Cenacolo 24h

Piazza del Monastero, 3 – Torino

 

 

Preghiera di Sant’Agostino: “Ormai te solo amo”

Eucharist – Resurrection of the Lord Cluster

 

“Ormai io te solo amo, te solo seguo, te solo cerco e sono disposto ad essere soggetto a te soltanto, poiché tu solo con giustizia eserciti il dominio ed io desidero essere di tuo diritto. Comanda ed ordina ciò che vuoi, ti prego, ma guarisci ed apri le mie orecchie affinché possa udire la tua voce. Guarisci ed apri i miei occhi affinché possa vedere i tuoi cenni. Allontana da me i movimenti irragionevoli affinché possa riconoscerti. Dimmi da che parte devo guardare affinché ti veda, e spero di poter eseguire tutto ciò che mi comanderai. Sento che devo ritornare a te; a me che picchio si apra la tua porta; insegnami come si può giungere fino a te. Tu mostrami la via e forniscimi ciò che necessita al viaggio. Se con la fede ti ritrovano coloro che tornano a te, dammi la fede; se con la virtù, dammi la virtù; se con il sapere, dammi il sapere. Aumenta in me la fede, aumenta la speranza, aumenta la carità. Amen

*** (S. Agostino, Soliloqui, I)

Testi disponibili alla Libreria Cattolica La Casa di Miriam

Con Cenacolo 24h – Tel. 3405892741

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Pio XII e la devozione alla Madonna del Carmelo e l’uso dello scapolare

Our Lady of Mount Carmel and the brown scapular devotion of Fatima - Our  Lady's Blue Army
 
«Nessuno certamente ignora quanto ad avvivare la fede cattolica e ad emendare i costumi conferisca l’amore verso la Beatissima Madre di Dio, specialmente attraverso quelle espressioni devozionali da cui, a preferenza di altre, sembra che le menti si arricchiscano di dottrina soprannaturale e gli animi siano sollecitati al culto della cristiana virtù. Tra queste va in primo luogo ricordata la devozione del Sacro Scapolare dei Carmelitani, come quella che adattandosi per la sua semplicità all’indole di ogni persona è, con ubertosi frutti spirituali, larghissimamente diffusa tra i fedeli cristiani. Epperò con lieto animo abbiamo appreso, come, correndo il settimo centenario dalla istituzione di questo Scapolare della divina Madre del Monte Carmelo, i religiosi Carmelitani, sia Calzati che Scalzi, hanno stabilito di promuovere solenni celebrazioni in onore della Beata Vergine Maria.
Questa pia iniziativa, per il nostro costante amore verso l’Alma Madre di Dio e per la nostra aggregazione, sin dalla prima età, alla Confraternita dello stesso Scapolare, raccomandiamo di gran cuore, e ad essa auspichiamo da Dio un’abbondante copia di favori.
Perché non si tratta di cosa di poco conto, ma dell’acquisto della vita eterna in virtù della tradizionale promessa della Beatissima Vergine: si tratta infatti dell’impresa più importante, e del modo sicuro di attuarla. È certamente il sacro Scapolare, come veste mariana, segno e garanzia della protezione della Madre di Dio: ma non pensino coloro che lo indossano, di potere, nella pigrizia e nell’ignavia spirituale, conseguire la vita eterna, ammonendo l’Apostolo: “con timore e con tremore operate la vostra salvezza” {Fil 2, 12). […]”
(Pio XII, 11 febbraio 1950)
 
Scapolari disponibili alla Casa di Miriam
Edizioni e Libreria Cattolica – Piazza del Monastero 3
Piazza del Monastero, 3 – Torino

 

Max Thurian – La madre del Signore (un estratto)

When Jesus Turned Water into Wine - Jesus.Christ.org

È difficile trovare una via esatta per l’interpretazione, attraverso le innumerevoli esegesi del racconto di Cana, proposte nel corso della Tradizione; il nostro silenzio su alcune di esse, che non discuteremo, non significherà che le escludiamo; non è nostro compito fare qui la storia di queste diverse spiegazioni, che spesso d’altronde si completano. Vogliamo semplicemente seguire questo testo molto ricco e molto importante, scegliendo le soluzioni che ci sembrano le meno azzardate e le più verosimili, e che chiariscono la vocazione di Maria.  […]

“Poi, il terzo giorno, vi furono delle nozze a Cana di Galilea; e la madre di Gesù era lì. Furono invitati alle nozze anche Gesù ed i suoi discepoli” (Gv 2,1-2)

Bisogna anzitutto collocare questo racconto nel piano del Vangelo di Giovanni: esso è costruito su di un piano liturgico. Gesù sviluppa la sua missione in occasione delle feste liturgiche d’Israele e sul loro simbolismo fonda il suo insegnamento. D’altra parte la missione messianica di Gesù consiste nel compiere dei segni, che manifestano la Gloria venuta tra gli uomini per innalzarvi il suo Tabernacolo.

p. 135

Alla luce di questo piano possiamo notare che il primo segno di Cana si colloca al termine della settimana inaugurale del ministero di Gesù e proprio alla vigilia della Prima Pasqua, durante la quale egli purificherà il Tempio e predirà la resurrezione del suo corpo, il nuovo Tempio (2,13-25); dopo di che darà il suo insegnamento a Nicodemo sulla nuova nascita per mezzo dell’acqua e dello Spirito (3,1-21); poi alla Samaritana sul nuovo culto nello Spirito e nella Verità (4,1-42);ma tra l’uno e l’altro di questi due discorsi, Giovanni Battista indicherà Cristo come lo Sposo della Sposa, della comunità messianica, della Chiesa (3,22-36).

Infine, rientrato in Galilea, Gesù compirà il secondo segno di Cana: la guarigione del figlio del funzionario reale (4,43-45). La settimana di passione, precedente l’ultima Pasqua, si concluderà con la manifestazione ultima della gloria del Messia, così come Cana, al termine della prima settimana, era stata la prima manifestazione di questa gloria.

Così il Vangelo è costruito sul piano di sei feste liturgiche: tre Pasque, una Pentecoste (probabilmente), una festa dei Tabernacoli ed una festa della dedicazione, con tre settimane principali: la settimana inaugurale e la settimana di passione, che si concludono entrambe con la manifestazione della gloria del Cristo, ed infine la settimana finale delle apparizioni del Risorto.

p. 136.

“Il terzo giorno vi furono delle nozze a Cana di Galilea”. La menzione precisa dei giorni, per l’inizio del ministero di Gesù, rivela una successione di sette giorni che costituiscono la settimana inaugurale del Vangelo.

L’impossibilità degli spostamenti nel paese, richiesti da tale rapida successione indica che non bisogna attenersi al significato cronologico esatto di questa “settimana”, ma molto più al suo significato teologico. L’evangelista teologo ha voluto dare un significato mistico a questa “settimana” inaugurale di sette “giorni”. I tre “l’indomani” (1,29, 35, 43), la menzione precisa del “terzo giorno” dopo il quarto (2,1), significano una successione di giorni simbolici, che ricordano i sette giorni della creazione. Il prologo dell’evangelo inizia come la Genesi: “In principio (en arché); l’inizio del ministero di Cristo si svolge, come la creazione, in una settimana simbolica. L’evangelista vuole mettere in evidenza che la salvezza messianica è una nuova creazione nel Cristo, Verbo che era al principio, da cui tutto fu creato (1,1-3) e che si è fatto carne (1,14). L’autore sacerdotale del primo racconto della creazione aveva costruito il suo piano distribuito su sei giorni simbolici, per dimostrare l’origine divina del settimo giorno, quale giorno di riposo per Dio; parimenti Giovanni colloca gli avvenimenti della nuova creazione in una settimana, il cui settimo giorno coincide con le nozze di Cana, dove Gesù compì il primo segno della sua messianicità; in una settimana simbolica Cristo pose i fondamenti della creazione nuova, della comunità messianica, della Chiesa, chiamando ad uno ad uno coloro che saranno le colonne di questo nuovo edificio, gli apostoli; poi, il settimo giorno, simbolo del riposo finale, egli prende parte alla gioia delle nozze di Cana, che simbolizzano e prefigurano le nozze escatologiche di Dio col suo popolo, il banchetto del Regno, e manifesta la sua gloria con il primo segno della sua natura di Figlio di Dio. […]

Max Thurian,  “Marie Mère du Seigneur figure de l’Èglise (1963), tr. it. “Maria Madre del Signore immagine della Chiesa”, Morcelliana, Brescia 1969, 3.Edizione, pp. 133-136

Edizioni e Libreria Cattolica La Casa di Miriam

Il mistero della dialettica “Dio-mondo” (J.Moltmann)***:

Il mistero della dialettica “Dio-mondo” (J.Moltmann)***:

The 7th trumpet of Revelation | Religione

“[…] Diceva Empedocle che “Il simile è conosciuto soltanto dal suo simile”, poi ripreso da Platone e Aristotele. Ma allora, se il simile può essere conosciuto solo dal suo simile, … Dio può essere conosciuto da Dio soltanto. Allora il Figlio di Dio sarebbe dovuto rimanere in cielo, perché ciò che è terreno non avrebbe mai potuto conoscerlo. […]

Schelling inverte questo motto (dialettica): “Ogni essere può manifestarsi solo nel suo contrario. L’amore soltanto nell’odio, l’unità soltanto nel conflitto”. Applicato alla teologia cristiana, esso afferma che Dio si svela quale “Dio” soltanto nel suo contrario, nell’assenza di Dio e nell’abbandono di Dio. In termini concreti: Dio si rivela sulla croce del Cristo abbandonato da Dio. La sua grazia si manifesta ai peccatori, la sua giustizia si svela negli ingiusti e nei senza legge, ecc. … Il principio teoretico-conoscitivo della teologia della croce può concretarsi esclusivamente in questo principio dialettico: la divinità di Dio si svela nel paradosso della Croce. Così ci riesce più comprensibile anche la via seguita da Gesù: non i pii ma i peccatori, non i giusti ma gli ingiusti lo riconobbero, perché a queste persone egli manifestò il diritto divino di grazia e il regno. (principio dialettico della rivelazione nel contrario, che non sostituisce il principio analogico del simile conosciuto dal suo simile, ma lo rende possibile). In quanto Dio viene svelato nel suo contrario, egli può essere conosciuto dai senza Dio e dagli abbandonati da Dio. Soltanto la conoscenza dialettica di Dio nel suo contrario porta il cielo sulla terra degli abbandonati da Dio ed apre ai senza Dio le porte del cielo. […]”

*** (Jurgen Moltmann: Der gekreuzigte Gott, Kaiser Verlag, München 1972, tr. it. Il Dio crocifisso, Queriniana, Brescia 1973, pp. 37-39)
Testi disponibili alla Libreria Cattolica La Casa di Miriam Con Cenacolo 24h – Tel. 3405892741Piazza del Monastero, 3 Torino

 

Preghiera alla Madonna del Perpetuo Soccorso

Mary, Our Lady of Perpetual Help - Catholic Digest

Preghiera alla Madonna del Perpetuo Soccorso.

O Madre del Perpetuo Soccorso, molti sono coloro che prostrati dinanzi alla tua santa immagine, chiedono il tuo patrocinio. Tutti ti chiamano “il Soccorso dei Miseri” e provano il beneficio della tua protezione. Perciò anch’io ricorro a te, in questa mia tribolazione. Tu vedi, o cara madre, a quanti pericoli sono esposto; tu vedi i miei innumerevoli bisogni. Afflizione e bisogni mi opprimono; sventura e privazioni portano desolazione nella mia casa; sempre e dovunque trovo una croce da portare.

O Madre, piena di misericordia, abbi pietà di me e della mia famiglia, ma in modo speciale aiutami adesso, in questa mia necessità. Liberami da ogni male; ma se è volontà di Dio che io continui a soffrire, dammi almeno la grazia di soffrire con pazienza ed amore. Questa grazia io ti domando con tanta fiducia e questo io spero di ottenere da te, perché sei la Madre del Perpetuo Soccorso.

Amen.

Edizioni e Libreria Cattolica La Casa di Miriam – Con Cenacolo 24h Tel. 3405892741 – Piazza del Monastero, 3 – Torino – www.lacasadimiriam.altervista.org

 

“Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita” (1Re 19,10):

Elijah

“[…] Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita” (1Re 19,10): lo sconforto di Elia e la rivelazione del Signore – dal libro “Elia, il profeta migrante” – di Francesco G. Silletta – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam:

“Quando Elia pensava di essere rimasto l’ultimo dei profeti fedeli all’unico Dio, Dio stesso rispose: “Io mi sono risparmiato in Israele settemila persone, quanti non hanno piegato le ginocchia a Bàal e quanti non l’hanno baciato con la bocca” (1Re 19,18).
Questa risposta di Dio è molto importante da un punto di vista della conoscenza umana di Dio stesso, poiché introduce una sorpresa dal carattere immenso: “Israele non è affatto alla fine, ma ha ancora una parte nei disegni storici di Jahvè” (G. Von Rad).
Ciò che Elia riteneva – perché demoralizzato – come conclusa, ossia l’economia dei profeti fedeli a Dio, Dio stesso la reitera nella sua attualità, rivelandone la potenza.
Proprio la debolezza di Elia, si trasformerà in espediente per una rivelazione straordinaria, della quale sarà complice lo stesso Elia mediante l’unzione di due nuovi re, Hazaèl e Ieu. Infatti, servendosi della debolezza del suo profeta, convinto del proprio isolamento fra i profeti di Jahvè, Jahvè stesso concretizza il suo grande progetto, cioè rivelare la continuità del suo popolo:
“Dapprima è vero, si leveranno contro Israele due terribili vendicatori e sarà Elia stesso a designarli a questo ufficio, l’arameo Hazaèl e Ieu. Il primo colpirà Israele dall’esterno, il secondo dall’interno. Ma non sarà la fine di Israele” (G. Von Rad).
Da un lato, Jahvè rivela al suo profeta come di fatto, “oltre” l’apparire delle cose, egli non sia realmente “solo” tra i profeti (ordine storico della visione di Jahvè); dall’altro, è soltanto e per sempre Jahvè a stabilire il “resto” (ordine teologico della visione di Jahvè). Nessun profeta, dunque, può assumersi questo incarico o lamentarsi per un eventuale ritardo nella sua realizzazione. Rispetto ad Elia, in particolare, Jahvè “conosce sin d’ora coloro dei quali Elia ignora l’esistenza. Certamente questo ‘residuo’ è composto di fedeli, ma la loro salvezza è già stata decisa prima che siano cominciati i tormenti a venire” (G. Von Rad).
Questa grande comprensione che Elia riceve da Jahvè, a nostro avviso, è ciò che fa di lui il più grande profeta dell’Antica Economia: nessuno infatti, ci pare, ha sperimentato una relazione così stringente di ordine filiale con il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. L’importanza data a questo profeta nella Nuova Economia, inoltre, potrebbe confermare questa nostra ipotesi. […]”
(“Elia, il profeta migrante” – di Francesco G. Silletta – Sussidi allo studio – Edizioni Cattoliche La Casa di Miriam)

Edizioni e Libreria Cattolica La Casa di Miriam
Con Cenacolo 24h – Tel. 3405892741
Piazza del Monastero, 3 – Torino

 

 

Santa Bernadette*

 
February 11 marks the first apparition of the Blessed Virgin Mary in 1858  to St. Bernadette Soubirous. Be… | Lady of lourdes, Our lady of lourdes,  Catholic pictures
* (dalla rivista 30giorni – 1/2008):
Il periodo delle apparizioni
 
21 Febbraio
Dopo la seconda apparizione, uscendo dallo studio del commissario Jacomet:
«Che cosa ti fa ridere?» le chiedono.
«Il commissario tremava. Aveva sul berretto un fiocco che faceva tin-tin».
 
23 Febbraio
«Fai correre un fiume di gente!».
«E perché vengono ? Non sono certo io che vado a prenderli!».
 
24 Febbraio
«Come ti ha parlato? In francese o in dialetto?».
«Oh! Questa è bella, volete che mi parli in francese? Credete che lo sappia io?».
 
25 febbraio
Nel corso della nona apparizione la si sente ripetere:
«Penitenza… Penitenza… Penitenza…».
 
Alla fine si registra questo dialogo:
«Ma che cosa ti ha detto?».
«Va’ a bere alla fontana e a lavarti».
«E l’erba che hai mangiato?».
«Anche questo mi ha domandato…».
«Che cosa ti ha detto?».
 
«Mangerai quell’erba che è là».
«Ma sono gli animali che mangiano l’erba!».
«E perché tutta questa agitazione oggi? Ieri Aquerò mi aveva detto di baciare la terra come penitenza per i peccatori».
«Ma lo sai che ti credono pazza a fare di queste cose?». c”>Bernadette si sveglia prestissimo e si veste:
«Devo andare alla grotta. Sbrigatevi se volete accompagnarmi».
«Ma ragiona, ti farebbe male…».
«Ormai sono guarita».
«Aspetta almeno che venga il sole!».
«No, devo andarci, e subito».
 
Alla grotta, davanti all’apparizione:
«Signorina, vorreste aver la bontà di dirmi chi siete, per favore?».
 
Allontanandosi dalla grotta, Bernadette ride:
«Sai qualche cosa?».
«Non dirlo a nessuno, ma mi ha detto: “Sono l’Immacolata Concezione”».
 
27 Marzo
Esame medico da parte di tre dottori:
«Avete mal di testa alle volte?».
«No».
«Avete mai avuto crisi nervose?».
«Mai».
«La vostra salute sembra però precaria».
«Mangio, bevo e dormo benissimo».
[…]
 
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Con Cenacolo 24h – Tel. 3405892741
Piazza del Monastero, 3 Torino

 

Vita in esilio sulla terra e vita nella patria vera, il Regno dei Cieli

The Glorified Christ as Judge | Smoodock's Blog

Vita in esilio sulla terra e vita nella patria vera, il Regno dei Cieli.

Fino a che rimane sulla terra, l’uomo viene teologicamente definito “in statu viae”. Alcuni teologi medievali preferivano l’espressione più tecnica di “homo viator”, mentre altri, più semplicemente ed intendendo in fondo la stessa realtà, parlano di “uomo in esilio”.

In fin dei conti quest’ultima espressione è più diretta e realistica: l’uomo in terra non è infatti abitante la propria vera patria, che è il Cielo, il Regno promesso da Gesù Cristo e narrato – nella sua esigenza acquisitiva – nella divina rivelazione. Siamo in esilio verso la vera patria. Ogni nostro attaccamento ai beni della terra, che talvolta assume l’aspetto di un vero capriccio, di un legame infantile a qualcosa destinato a passare, vincola il nostro cuore, il nostro “tesoro” alla falsità dell’attimo, a danno della beatitudine dell’eterno.

Cristianamente non dobbiamo rimpiangere alcunché di ciò che questo “essere-in-esilio” possa prospettare come buono, bello e permanente, non essendolo affatto sin quando appartiene alla pura realtà della terra. Piuttosto è in alto, nell’altitudine spirituale, che costa rinuncia e fatica, che noi dobbiamo acquisire il nostro tesoro e compiacerci non di quello che la terra può dare, ma proprio di ciò che essa mai potrà darci, ossia l’eterna vita in Cristo, oltre questa transitoria realtà creata in cui appunto viviamo alla maniera di esiliati. Amen

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S. Agostino e i miracoli compiuti da Gesù ieri e oggi

 

“[…] tutti i miracoli da lui compiuti nella sfera della natura fisica, servono per esortarci a ottenere da lui ciò che non è transitorio e non avrà mai fine. Ridonò ai ciechi gli occhi che la morte un giorno avrebbe certamente chiusi; risuscitò Lazzaro, destinato a morire di nuovo. Tutte le guarigioni ch’egli compì per la salute del corpo, non le compì affinché fosse eterna, anche se tuttavia darà alla fine la salute eterna anche allo stesso corpo. Ma poiché non si credeva alle realtà che non si vedevano, mediante questi miracoli temporali, confermava la fede nelle realtà che non si vedevano.

Nessuno pertanto, fratelli, dica che nostro Signore Gesù Cristo adesso non compie siffatti miracoli e che perciò preferisce i primi tempi della Chiesa a quelli attuali. Poiché in un passo lo stesso Signore stima superiori a quelli che vedono, e quindi credono, coloro che pur non vedendo credono (Gv 20,29). […]

[…] Il Signore compì dunque questi miracoli per attrarre alla fede. Questa fede è ora fervida nella Chiesa diffusa in tutto il mondo. Adesso inoltre compie guarigioni più grandi, in vista delle quali non disdegnò di compiere allora al cospetto di tutti quelle meno grandi. Infatti, allo stesso modo che ha più valore l’anima che non il corpo, così è da apprezzare più la salute dell’anima che quella del corpo. Adesso il corpo cieco non apre gli occhi per miracolo del Signore, ma il cuore cieco apre gli occhi alla parola del Signore. Adesso non risorge un cadavere mortale, ma risorge l’anima, che languiva in un cadavere vivente. Adesso non vengono aperte le orecchie sorde del corpo; ma quanti hanno le orecchie del cuore chiuse, le quali però si spalancano quando vi penetra la parola di Dio perché credano quelli che non credevano, e vivano bene quelli che vivevano male, e ubbidiscano quelli che non ubbidivano? Diciamo anche: “Quel tale è diventato credente!”, e ce ne meravigliamo quando lo sentiamo dire di coloro che noi sapevamo essere ostinati. Perché dunque ora ti meravigli di uno diventato credente, incensurabile, servitore di Dio, se non perché costati che vede uno che tu sapevi essere cieco, vedi che vive uno che sapevi essere morto, costati che ode uno che sapevi essere sordo? Dovete dunque considerare i morti di un’altra specie, a proposito dei quali il Signore diceva a un tale che differiva a seguire il Signore perché desiderava dar sepoltura al padre: Lascia – disse – che i morti seppelliscano i loro morti 6. I morti che seppelliscono non sono certamente morti nel corpo, perché se fossero così, non potrebbero seppellire i cadaveri. Eppure Cristo li chiama morti: in che modo morti se non interiormente nell’anima? Come infatti anche visibilmente spesso in una casa intatta e illesa giace sul catafalco il padrone della medesima casa, così anche in un corpo in buona salute molti hanno dentro un’anima morta, l’Apostolo li stimola: Svegliati, tu che dormi, sorgi dai morti e Cristo t’illuminerà […]”

(S. Agostino, Discorso 88)

Testi disponibili alla Libreria Cattolica La Casa di Miriam – Con Cenacolo 24h – Tel. 3405892741 – Piazza del Monastero, 3 – Torino

 

 

Lo scriba di cui si parla nel Vangelo di Matteo (Mt 13,52), è Matteo stesso?

Lo scriba di cui si parla nel Vangelo di Matteo (Mt 13,52), è Matteo stesso?
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Dice il testo: “Perciò ogni scriba divenuto discepolo del Regno dei cieli è simile a un padrone di casa, che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52).

Il fatto che l’Evangelista Matteo riporti questo detto di Gesù, fa pensare alcuni studiosi che in realtà Gesù stia parlando dello stesso Matteo. Partendo dal presupposto che certo, la parola di Gesù ha un senso qui più universale e non è monodirezionale, cioè riferibile ad un singolo ed esclusivo soggetto, questi studiosi sembrano poter avere ragione. Già in quanto al proprio nome, ad esempio, è soltanto Matteo a fornircelo in quanto tale: gli altri Evangelisti adoperano il nome di Levi (a sua volta oggetto di studi e di discordie esegetiche sulla sua parentela con Matteo: è lo stesso personaggio? Significa che Matteo appartenesse alla tribù di Levi? Era semplicemente il nome originario di Matteo, poi mutato da Gesù stesso in “Matteo”?, ecc.)

Anche sul suo essere un “pubblicano”, e quindi “un peccatore” (nel senso ebraico peggiorativo del termine), è ancora lo stesso Matteo ad enfatizzare la questione. Quando Gesù dice ai farisei: “Non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori”, è la voce narrante di Matteo a porre in evidenza questa condizione di peccato.

La sua stessa “professione” antecedente la propria vocazione, quella propriamente detta di “pubblicano”, sottintende una particolarità “tecnica” da parte di Matteo nell’essere capace di “collezionare” informazioni, dati, “scritti”, relativi appunto all’esecuzione e all’evasione “fiscale” del suo stesso popolo, e come sappiamo ciò avveniva in maniera forfettaria e, molto spesso e peggiorativamente, fraudolenta.

Dunque il “mestiere” di quel “pubblicano”, non sorprenderebbe avere una parentela con quello dello “scriba”, che lo stesso Matteo dichiara che – una volta convertito – estrae dal proprio tesoro cose nuove e cose antiche.

Non è una verità ipso facto. Tuttavia questa teoria ha un suo ragionevole fondamento.

Amen

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Il rapporto fra carità e verità – Dall’enciclica “Caritas in veritate” di Benedetto XVI*

Il rapporto fra carità e verità – Dall’enciclica “Caritas in veritate” di Benedetto XVI*
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“[…] Sono consapevole degli sviamenti e degli svuotamenti di senso a cui la carità è andata e va incontro, con il conseguente rischio di fraintenderla, di estrometterla dal vissuto etico e, in ogni caso, di impedirne la corretta valorizzazione. In ambito sociale, giuridico, culturale, politico, economico, ossia nei contesti più esposti a tale pericolo, ne viene dichiarata facilmente l’irrilevanza a interpretare e a dirigere le responsabilità morali. Di qui il bisogno di coniugare la carità con la verità non solo nella direzione, segnata da san Paolo, della « veritas in caritate » (Ef 4,15), ma anche in quella, inversa e complementare, della « caritas in veritate ». La verità va cercata, trovata ed espressa nell’« economia » della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità. In questo modo non avremo solo reso un servizio alla carità, illuminata dalla verità, ma avremo anche contribuito ad accreditare la verità, mostrandone il potere di autenticazione e di persuasione nel concreto del vivere sociale. Cosa, questa, di non poco conto oggi, in un contesto sociale e culturale che relativizza la verità, diventando spesso di essa incurante e ad essa restio. […]”

* Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 29 giugno 2009)

Encicliche e libri di Benedetto XVI sempre disponibili alla Libreria Cattolica La Casa di Miriam – Edizioni Cattoliche e Cenacolo 24h – Piazza del Monastero, 3 – Torino – Tel. 3405892741  www.lacasadimiriam.altervista.org

 

La preghiera della mistica Maria Graf:

La splendida preghiera della mistica Maria Graf Suter:

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“Mio Gesù, mio Tutto, fa’ scorrere torrenti di grazie dalle tue piaghe, e dal tuo Cuore il fuoco del tuo Amore divino per me e per i miei, che sono pure i tuoi figli! Mantienili nell’Amore e nella grazia!

Fa’ scorrere dei torrenti di grazie dalle tue piaghe, e il fuoco del tuo Amore, mio Gesù, per il S. Padre e per tutti i tuoi servi. Da’ loro il fuoco del tuo Amore per reprimere in essi l’amore per le cose di questo mondo, affinché essi possano nel tuo Amore condurre a te le anime che sono loro affidate!

Manda, mio Gesù, dei torrenti di grazie e il fuoco del tuo Amore divino a tutti coloro che tu hai scelti per essere gli strumenti dei tuo Amore!

Per amore delle tue SS. Piaghe, leva a tutti quelli che ti testimoniano amore e compassione la maledizione del peccato e le sue conseguenze! Per amore del tuo SS. Cuore, guarisci le piaghe delle loro anime e dei loro corpi!

Versa torrenti di grazie, mio Gesù, e il fuoco del tuo Amore su tutti i poveri peccatori che sono in pericolo di affondare nel fango dei peccato!

Abbi pietà soprattutto di tutti coloro che devono morire oggi. Da’ a tutti loro, o Cuore pieno di Amore, la grazia del pentimento, e fa’ che essi siano presto con te in cielo!

Versa torrenti di grazie e il tuo Amore, o mio Gesù, su tutti i tuoi nemici. O mio Gesù, abbi pietà di loro, poiché tu non vuoi la morte del peccatore. La tua pietà è senza limiti. Da’ a tutti la grazia della conversione, come tu la desti a Saulo!

Fa’ che essi ti riconoscano come unico e vero Dio. Gesù mio, io posso sperare tutto nelle Tue SS. piaghe. Perdona! “Essi non sanno ciò che fanno”.

+ “In unione con il Cuore immacolato di Maria, saluto ed adoro la S. piaga della tua mano destra, o Gesù, e metto in questa piaga tutti i sacerdoti della tua S. Chiesa. Da’ loro, ogni volta che celebrano il S. Sacrificio, il fuoco del tuo Amore divino, affinché possano comunicarlo alle anime che sono loro affidate. Gloria… Amen.

+ Io saluto ed adoro la S. piaga della tua mano sinistra, ed in essa metto tutti coloro che sono nell’errore e tutti i miscredenti, queste povere anime che non ti conoscono. Per amore di queste anime manda, Gesù, molti operai nella tua vigna, affinché esse trovino il cammino verso il tuo SS. Cuore. Gloria… Amen.

+ Io saluto ed adoro le SS. piaghe dei tuoi piedi sacri, e vi metto tutti i peccatori incalliti che preferiscono vivere per il mondo; ti raccomando soprattutto coloro che moriranno oggi. Non permettere, Gesù, che il tuo Preziosissimo Sangue vada perduto per loro. Gloria… Amen.

+ Io saluto ed adoro le SS. Piaghe della tua sacra testa, e metto in queste tue SS. piaghe i nemici della S. Chiesa, tutti coloro che oggi ancora ti battono a sangue e ti perseguitano nel tuo Corpo mistico. Ti prego, Gesù, convertili, chiamali come hai chiamato Saulo per farne un San Paolo, affinché ci sia presto un solo ovile ed un solo Pastore. Gloria… Amen.

+ Io saluto ed adoro la S. piaga del tuo SS. Cuore, ed in essa metto, Gesù, la mia anima e tutti coloro per cui tu vuoi che io preghi, soprattutto coloro che soffrono e sono afflitti, tutti coloro che sono perseguitati ed abbandonati. Da’ loro, o SS. Cuore di Gesù, la tua luce e la tua grazia. Riempili tutti del tuo Amore e della tua vera pace. Gloria… Amen.

Padre celeste, io ti offro, per mezzo del Cuore immacolato di Maria, il tuo Figlio dilettissimo, e me con lui, in lui, per mezzo di lui, con tutte le sue intenzioni e in nome di tutte le creature. Amen.”

 

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Commento ad un brano della prima lettera di Giovanni:

La vera fede è quella di chi ama, cioè compie opere d’amore coerenti con la propria fede – Commento ad un brano della prima lettera di Giovanni:

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Osserviamo come san Giovanni, in un versetto della sua prima lettera, distingua “i figli di Dio” dai “figli del diavolo”, non in forza di un principio di fede o di non fede, ma secondo un principio legato alle opere. In questo versetto – che ora riportiamo – Giovanni è molto vicino a Giacomo, che nella sua lettera dice appunto che anche i demoni credono in Dio (e per questo tremano), e che la fede, come un corpo senz’anima, non può dare salvezza senza le opere.

Scrive dunque Giovanni nella sua prima lettera:

“In questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio, e neppure lo è chi non ama il suo fratello. Poiché questo è il messaggio che avete udito da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Non come Caino, che era dal Maligno e uccise suo fratello. E per quale motivo l’uccise? Perché le sue opere erano malvagie, mentre quelle di suo fratello erano giuste. Non meravigliatevi, fratelli, se il mondo vi odia. Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida ha più la vita eterna che dimora in lui. In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. (1Gv 3,10-16)”.

Queste parole sono molto di più che un puro richiamo al comandamento dell’amore: esse evidenziano come non sia il fatto del mero credere in Dio la scorciatoia possibile per ottenere la salvezza. Come detto sopra a proposito dei demoni che credono, ora in questo brano giovanneo viene citato Caino, il quale pure credeva in Dio. Ma si rese omicida. Non amò. L’amore è l’opera più grande, il fattore differenziale in un contesto di altre opere che certo, sono illuminate nei santi dalla fede, ma se l’atto pratico non esplicita questo orientamento di fede, a nulla quest’ultima vale in ordine alla salvezza. Come fatto con Giuda nel suo Vangelo, anche con Caino, in questa sua prima lettera, Giovanni abbandona il personaggio al proprio peccato, di fatto escludendo entrambi narrativamente dalla salvezza.

Amen

Edizioni e Libreria Cattolica La Casa di Miriam – Con Cenacolo 24h – Tel. 3405892741 – Piazza del Monastero, 3 – Torino

 

 

Sul martirio incruento di Maria, molto più tremendo del martirio cruento dei martiri della storia cristiana e degli stessi Apostoli

After receiving hundreds of requests, bishops to entrust Italy to Mary

Sul martirio incruento di Maria, molto più tremendo del martirio cruento dei martiri della storia cristiana e degli stessi Apostoli – Cerchiamo di capire:

Quando leggiamo l’esito esistenziale, cioè come, da un punto di vista storico, si concluse la vita della maggior parte degli Apostoli e dei discepoli dei primi secoli dell’era cristiana, certo siamo avvolti da un profondo senso di smarrimento e di commozione. Pietro, ad esempio, che la tradizione vuole crocifisso come Cristo, ma a testa in giù; Andrea, che siamo abituati a vedere rappresentato a forma di “x”, come segno della sua crocifissione; Natanaele, patrono delle “pelli” e di quanti operano in questo settore, a motivo del suo essere stato spellato vivo; così Giacomo il minore, che una tradizione legata ad Egesippo vuole prima lapidato e poi “finito” con un colpo di bastone sul capo. Ma anche i discepoli dei primi secoli hanno saputo testimoniare nel sangue la loro appartenenza cristiana. L’anziano e ultra ottantenne Policarpo, ad esempio, discepolo diretto di Giovanni Apostolo, consumò nel fuoco la sua testimonianza; Giustino, il “filosofo” convertito al Cristianesimo, fu legato e gettato in mare con un’àncora al collo; Perpetua e Felicita non si fecero impaurire della condanna “alle bestie”, pur essendo entrambe esili donne. La lista potrebbe proseguire a lungo.

Della Vergine Maria, invece, come pure a suo modo di Giovanni Apostolo, non viene riferito alcun martirio cruento, secondo i canoni letterari e semantici del nostro intendere. Forse qualcuno, tuttavia, osa ritenere i patimenti di entrambi inferiori a quelli patiti dai “martiri” nel sangue?

Ricordiamo che, nella pia tradizione delle litanie, la Vergine Maria viene evocata come “Regina dei martiri”. Questo non è pura devozione, quasi come se ogni bel titolo regale possa essere consegnato alla Madonna in termini “superlativi”, solo per un puro gusto dell’assolutizzazione.

La Vergine Maria è davvero Regina dei martiri, poiché nessuno come lei ha patito nel dolore a motivo della propria testimonianza di fede, la fede nel Cristo Salvatore e, nel suo singolarissimo caso, anche suo Figlio. In tal senso davvero la Vergine Maria ha esercitato una “regalità” rispetto al martirio, coerentemente profetizzata, prima che occorresse, dall’anziano Simeone: “Una spada ti trafiggerà l’anima”.

Come scriveva il teologo Romano Guardini, infatti, “la sofferenza è tanto più dolorosa quanto più pura è la persona su cui si abbatte”. Ciò vale in termini massimali in riferimento a Cristo, che più di tutti ha sofferto (alla luce di questa verità guardiniana); ma subito dopo di lui, senza voler istituire delle “classifiche del dolore” ma per un puro riconoscimento di verità, ha sofferto la Vergine Maria più di qualsiasi martire della storia, passato o futuro. La purezza del suo cuore, sul quale si è abbattuto quel dolore, è il fattore differenziale di questo livello incomparabile di dolore e di testimonianza (martirio). In tal senso, in Maria il martirio dell’anima è infinitamente più terribile di quello del corpo.

Molto avrebbe preferito, la nostra Madre, patire in Croce al posto di suo Figlio, piuttosto che patire ciò che ha patito: non per uno “scambio” di sofferenza, ma per una legge dell’amore elevata al massimo grado: io al posto tuo, sino alla fine.

Un discorso molto simile può valere anche per Giovanni Apostolo. Alcuni predicatori, sottolineando che fra i Dodici (lasciando perdere Giuda il traditore), Giovanni è l’unico a non aver patito il martirio nella carne, quasi dimenticano il livello infinitamente superiore di dolore che Giovanni stesso ha patito sotto la Croce nella contemplazione del Maestro crocifisso. Anche qui può essere applicato il ragionamento sopra esposto del Guardini: quanto più l’anima è pura, tanto più violento è il dolore patito.

E dunque non esitiamo a ringraziare, a benedire e a lodare la nostra Madre Maria, che gratuitamente rispetto a noi e per un puro atto di obbedienza totale alla volontà del Figlio (che a sua volta si è sottomesso totalmente alla volontà del Padre), ha sopportato il proprio personale e ineffabile “calvario”, unicamente per la nostra causa. E insieme a lei – seppure con una diversa tonalità devozionale – benediciamo e ringraziamo anche Giovanni, l’amato discepolo, per la sua permanenza sotto la croce in vista della nostra, personale ed identica destinazione.

Amen

Edizioni e Libreria Cattolica La Casa di Miriam – Con Cenacolo 24h – Tel. 3405892741 – Piazza del Monastero, 3 – Torino

 

Preghiera alla Madre della tenerezza

Preghiera (anonima) alla Madonna della tenerezza:
 
Tender Portrait of Mary and Baby Jesus Handcarved in Cedar - Our Lady of  Tenderness | NOVICA
 
Nella tua protezione cerco rifugio,
Madre amorevolissima! Come il più povero dei mendicanti,
ricorro alla Signora più ricca,
alla Regina del cielo e della terra.
Con fiducia nella tua protezione cerco rifugio,
Madre misericordiosissima!
Malato, ti cerco,
medico che sei nei cieli.
Cura la debolezza del mio corpo
e della mia anima,
dammi pace e consolazione
nei dolori della mia morte.
Nella tua protezione cerco rifugio,
Madre amorevolissima.
Come il più grande debitore,
vengo alla mia Signora.
Sono davanti a te, Madre di grande Misericordia,
e ti prego di riconciliarmi con Dio.
Chiedigli che io possa correggere la mia vita,
aiutami a fare un sapiente uso dei miei talenti
e raggiungere la gloria eterna.
Amen

 

Un brano dell’esegeta Ignace de la Potterie

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Un brano dell’esegeta Ignace de la Potterie*: Maria nel mistero dell’alleanza, tit. or. “Het Mariamysterie in het Nieuwe Testament (1985), tr. it. di F. Tosolini, 1988, Marietti, Genova

“La devozione a Maria e la teologia su Maria devono essere considerate nel loro rapporto con il mistero di Cristo e della Chiesa.

[…] In questo c’è un elemento di equilibrio sia per la teologia che per la devozione mariana. Prima del Concilio, la venerazione a Maria era, in effetti, troppo isolata dall’insieme della fede cristiana. Maria si trovava, per così dire, “a fianco” del Cristo. Non era sempre evidente che Maria ha significato unicamente in funzione del mistero del Cristo.

“[…] Sempre di più gli esegeti si sono rivolti verso questa figura veterotestamentaria della Figlia di Sion per l’interpretazione dei testi su Maria, soprattutto nei vangeli di Luca e di Giovanni.

L’idea fondamentale di tutta la Bibbia è che Dio vuole stabilire un’alleanza con gli uomini. Dall’inizio alla fine, dai primi profeti fino all’Apocalisse, questa alleanza è descritta attraverso l’immagine del matrimonio. In quanto unione tra l’uomo e la donna, il matrimonio serve da simbolo fondamentale dell’alleanza: Dio è lo sposo e Israele la sposa.

Secondo la formula classica dell’alleanza, Dio dice a Israele: “Sarete il mio popolo, e io sarò il vostro Dio” (Ez 36,28). Questa formula esprime l’appartenenza reciproca del popolo a Dio e di Dio al suo popolo. Gli israeliti possono dunque dire a buon diritto: “Egli è il nostro Dio e noi il suo popolo”.

[…] Con tutta probabilità, i canti che sono riuniti negli otto capitoli del Cantico dei Cantici erano in origine delle canzoni d’amore che celebravano l’amore di un giovane e di una giovane in Israele. La tradizione giudaica ha riconosciuto in esse un simbolo della relazione di amore tra Jahvè e il suo popolo. Molto presto anche la tradizione cristiana ha ripreso questo canto per celebrare la relazione tra il Cristo e la sua Chiesa. Fino all’Apocalisse troviamo dei riferimenti, se non al testo del Cantico, almeno al tema dell’alleanza e al simbolo delle nozze.

Ma c’è anche una interpretazione mariana del Cantico dei Cantici, soprattutto a partire dal Medioevo.

Von Balthasar ha sviluppato questo tema con una grande acutezza e con una penetrazione eccezionale. Egli ha saputo misurare con precisione e profondità ineguagliate il significato della donna nell’opera della salvezza. Egli scrive: “La differenza indistruttibile tra il Cristo e la Chiesa, prefigurata ma non ancora realizzata nella differenza tra Jahvè ed Israele, getta una luce decisiva sulla vera reciprocità tra l’uomo e la donna”

L’idea fondamentale di Von Balthasar è che il piano originale del disegno della salvezza concepito da Dio era quello di una coppia simbolica. Con questa immagine davanti a lui, Dio creò l’uomo e la donna, affinché essi rappresentassero e preparassero, nella loro relazione reciproca, la coppia finale e archetipica del Cristo e della Chiesa. Questa relazione d’alleanza tra Dio e l’uomo rivela, inoltre, il senso profondo del matrimonio.

Nella simbologia della Figlia di Sion sono stati rappresentati i tre aspetti principali del mistero del popolo di Israele, che diventerà il mistero di Maria. Essa è in primo luogo la Sposa di Jahvè, e attraverso questo diviene anche la Madre del popolo di Dio (Madre Sion); ma essa è ugualmente la Virgo Sion, la Vergine Israele, aspetto certo più sconcertante e meno accentuato, che però mantiene anche esso la sua importanza in relazione all’alleanza.

[…]”

* (Ignace de la Potterie*: Maria nel mistero dell’alleanza, tit. or. “Het Mariamysterie in het Nieuwe Testament – 1985, tr. it. di F. Tosolini, 1988, Marietti, Genova, pp. 18-20).

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Dai Sermoni di S. Bonaventura sulla risurrezione

Arise and Shine | Joni & Friends

“Tu percuoti coloro che mi insultano senza motivo – Dai sermoni di San Bonaventura sulla risurrezione*:

“Oggi il Signore nostro Gesù Cristo per virtù propria è risorto, ha liberato l’uomo dal dominio diabolico e ha sommerso il diavolo con il suo esercito nel profondo del mare infernale. In primo luogo dunque si nota la sentita invocazione della risurrezione del Signore, quando dice: “Levati, Signore”, cioè dai morti; in secondo luogo, la perfetta liberazione dell’uomo prigioniero, quando soggiunge: “salvami”; in terzo luogo la distruzione del dominio diabolico, quando aggiunge: “tu, che percuoti tutti coloro che mi perseguitano senza motivo”. È detto ‘senza motivo’, perché se pure l’uomo era trattenuto in carcere giustamente, tuttavia il diavolo lo deteneva ingiustamente, perciò fu giusta la distruzione del suo potere.

Dice dunque: “Levati, Signore”, dove si nota la sentita invocazione della risurrezione del Signore. Veramente questa risurrezione doveva desiderarsi con tutte le midolla del cuore e doveva essere invocata con voci melodiose e con gola rilassata per i tre privilegi spirituali che Cristo ebbe nella sua risurrezione sopra tutti gli altri utili a noi. Il primo privilegio dunque fu il primato dell’insolita novità; il secondo privilegio fu la forza del proprio potere; il terzo privilegio fu l’esemplarità della nostra sorte necessaria, cioè della risurrezione. […]”

(S. Bonaventura, Sermone 21 nella risurrezione del Signore, nn. 2-3)

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“Il tempo si è fatto breve” (1Cor 7,29)

“Il tempo si è fatto breve” (1Cor 7,29)

One must understand that the message spread by the Lord Jesus in the Age of  Grace was only the way of repentance – Knowing the Lord Jesus Christ

Essendo risorto ed avendo vinto definitivamente la morte, in Cristo il futuro è già presente. Per questo il nostro agire cristiano deve essere totalmente orientato a questa parusia di Cristo, nel senso letterale di “presenza”, non soggetto a investimenti o a compromessi con il passato. Ogni nostra scelta deve guardare alla vittoria di Cristo sulla morte ed essere valutata alla luce del giudizio di Cristo che verrà. Per questo san Paolo dice: “Il tempo si è fatto breve” (1Cor 7,29): che Cristo ritorni domani o chissà quando, tutto ormai è deposto nella sua vittoria sulla morte, già avvenuta una volta per sempre e va per questo misurato sin d’ora alla luce di questo evento. Amen

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