“La sua intelligenza è inscrutabile” (Is 40,28) – Meditazione alla Casa di Miriam dell’11 dicembre 2024:

“La sua intelligenza è inscrutabile” (Is 40,28) – Meditazione alla Casa di Miriam dell’11 dicembre 2024:

Nella prima lettura di oggi, tratta dal cosiddetto “Libro della consolazione” del profeta Isaia, balza agli occhi un versetto che emerge rispetto a tutti gli altri per come pone Dio in una condizione di trascendenza intellettiva rispetto a tutte le creature: “La sua intelligenza è inscrutabile”, dice Isaia al versetto 28. Già in precedenza aveva posto Dio in una collocazione ontologica infinitamente diversa rispetto alle creature, evidenziando come nessuna gli sia pari (v. 25) ed egli sia onnipotente (v. 26). Tuttavia l’aspetto intellettivo è quello che maggiormente ci colpisce in questa breve lettura di Isaia, e che in riferimento a Dio viene qui evidenziato come una realtà che non può essere posta sotto esame, non conosce empirismo possibile a livello analitico. Dio trascende la possibilità stessa che il suo “intelletto” possa essere misurato dall’uomo. Ciò non è un limite per l’uomo, né la sua conoscenza di Dio può dirsi condizionata da questa impossibilità di valutazione: il fatto stesso che l’intelletto di Dio sia infinito e inscrutabile – nel senso di non poter essere vagliato dall’intelletto umano, né investigato dall’umana conoscenza – è semmai una ulteriore possibilità, per la stessa conoscenza umana, di volgersi a Dio in un modo più consapevole e decisivo. Questa “inscrutabilità” dell’intelletto di Dio, infatti, secondo Isaia, è ciò che consente allo spossato di ricevere vigore, all’uomo stanco di ricevere fortezza e soprattutto a chi spera in Dio di “mettere ali d’aquila e di correre senza affannarsi” (v. 31). Se Dio fosse “alla portata dell’uomo”, a livello intellettivo, l’uomo non potrebbe alcunché di tutto ciò, essendo di fatto simile a Dio a livello di conoscenza. Dove invece viene evidenziata una trascendenza infinita – che solo parzialmente la distinzione tra Creatore e creatura (che spesso l’uomo dimentica) evoca nell’intelletto – allora questa stessa trascendenza viene intesa come dono, piuttosto che non come limite di conoscenza per l’uomo. Proprio perché imperscrutabile umanamente, Dio garantisce all’uomo un’effusione di bontà, di amore, di ordine e di giustizia sul creato che la sola umana cognizione intellettuale da se stessa non è affatto in grado di garantire. A livello morale, poi, il superamento del limite umano, che spesso – come dice lo stesso Isaia – conduce l’uomo a disperare nell’intervento divino, porta l’uomo saggio ad intuire come dove l’intelletto divino si nasconde, tanto più esso si rivela nel suo donarsi all’uomo, non nella conoscenza del suo mistero, ma nella potenza delle sue opere. Ecco perché tutto ciò viene collocato in questo contesto testuale di “consolazione” del libro di Isaia: la consolazione deriva proprio dal non poter conoscere – poiché infinitamente trascendente – l’intelletto divino nella sua ontologia, acquisendo ciò nonostante una proporzionata speranza nel suo amore a motivo delle sue opere, mediante le quali Dio stesso si rivela: “Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi” (cf. Is. 40,31). Amen

FG. Silletta

 

 

Pubblicato da lacasadimiriam

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