“Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Gv 15,18-19).

Gesù sta parlando qui ai suoi Apostoli. Sono gli ultimi ammaestramenti, prima della sua morte. E in questo discorso di addio, cominciato dalla Cena e perpetuatosi per un tempo, fino all’agonia getsemanica quando ormai gli Apostoli erano entrati nella confusione spirituale, Gesù non parla solo dell’amore. Le parole di Gesù nel discorso di addio non divengono note solo a motivo dell’istituzione del comandamento più importante, quello di amarsi gli uni gli altri tenendo Gesù come esempio. Gesù nel suo discorso di addio parla anche dell’odio, ai suoi Apostoli, e dell’odio del mondo, inesorabile, inevitabile, glaciale che essi stessi, poiché suoi discepoli, sperimenteranno, e noi con loro. Vi è una ragione che soggiace, che a suo modo “giustifica” quest’odio: l’essere di Cristo. Dinanzi all’odio del mondo, occorre ricordarsi che esso non è rivolto tanto a questo o a quel discepolo, ma al Maestro: prima di voi ha odiato me. Se ci è comandato di amare ogni singola persona vivente, nemici compresi, ci viene anche anticipato che in cambio riceveremo una buona abbondanza di antipatia, di astio e di odio, a motivo dell’essenza cristiana del nostro agire. Ciò che contraddice il mondo, infatti – e il cristiano lo contraddice fondamentalmente – viene odiato dal mondo. In un certo senso, tuttavia, quest’odio può divenire un bene, poiché alla luce di esso si valuta quanto sia autentico l’essere cristiani. Ci sono alcuni cristiani che cercano infatti ad ogni costo la stima del mondo e non vivono senza di essa. Così compromettono i fondamenti dell’insegnamento di Gesù e li mischiano con le voluttà mondane, uscendo dalla verità di Cristo. Giacomo Apostolo e Giovanni nella sua prima lettera evidenziano l’inconciliabilità tra mondo e Cristo, tra mondo e Vangelo, tra amore di Cristo e amore del mondo. E ciò nonostante molti si dicono cristiani nonostante la loro appartenenza etica ai dogmi del mondo. Così non è, non lo è stato da principio e mai lo sarà, poiché mondo e Cristo, nelle rispettive fondamenta, si oppongono in qualsiasi modo. In tal senso l’odio del mondo, quando lo si percepisce in ragione di Cristo, non è un ostacolo, ma un dono: esso esprime che davvero si è giunti ad una solidità di appartenenza a Cristo che inevitabilmente il mondo odia, come all’inizio con Cristo stesso. Non è la stima del mondo che dobbiamo cercare, mai. Piuttosto, dall’odio del mondo possiamo intuire ciò che ci salva, cioè la stima di Cristo. Amen
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